TRIESTE E LA SUA STORIA


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Trieste di ieri e di oggi

 

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Piazze  di Trieste

 

Un sentito ringraziamento va al Prof. Antonio Trampus, per aver acconsentito all'utilizzo dei suoi testi, senza i quali questo lavoro non sarebbe stato possibile.

 

 

 

 

ANTONIO NUOVO Sant' (piazza)

Piazza Sant'Antonio Nuovo: Città Nuova-Barriera Nuova. Di fronte alla chiesa di S. Antonio Taumaturgo. C.A.P. da numero 1 a numero 3: 34132; da numero 4 a fine: 34122.
Il piazzale antistante la chiesa di S. Antonio Taumaturgo (architetto Pietro Nobile, 1828-1849), sempre così chiamato dalla tradizione popolare, venne ufficializzato con denominazione propria di «piazza S. Antonio» con delibera della Giunta Municipale il 28 marzo 1919 (numero IX-3115-19). A quell'epoca il piazzale copriva un'area pari a circa la metà di quella attuale, estendendosi il Canal Grande fino all'altezza dell'attuale Caffè Stella Polare. La parte terminale del canale venne interrata nel 1934, essendo riempita con i detriti provenienti dalle demolizioni di Cittavecchia. L'ampia piazza così risultante, abbellita dalla fontana ancora esistente, ebbe nuova denominazione di «piazza Umberto I» con Delibera del Podestà d.d. 16.2.1935 numero 233 (Umberto I Re d'Italia, Torino 1844-Monza 1900). Con Delibera del Podestà d.d. 10.6.1944 numero 498 venne soppressa questa intitolazione che venne sostituita con quella di «piazza S. Antonio Nuovo». In questo modo si rendeva ufficiale una denominazione fino allora popolare della chiesa di S. Antonio Taumaturgo; era infatti detta di S. Antonio Nuovo non tanto per contrapporla alla precedente chiesa con tale intitolazione eretta sullo stesso sedime nel 1769, come alcuni storici hanno ritenuto, quanto piuttosto in contrapposizione alla chiesa della B.V. del Soccorso vulgo S. Antonio Vecchio di piazza Lipsia (poi Hortis). Infatti già nel 1827 l'architetto Pietro Nobile parlava della chiesa di S. Antonio «nuovissimo » che stava per sorgere.
La chiesa, che ha risentito delle incurie del tempo, è stata sottoposta a ripetuti interventi di restauro, specie degli interni (restauro dell'affresco di S. Santi sul catino dell'abside, 1985) e della cupola (1987). È stata ufficialmente intavolata a favore del Comune di Trieste su richiesta del Consiglio Comunale d.d. 30.6.1987. Il nuovo altare marmoreo è opera dell'architetto A. Guacci (consacrato 13.6.1988) mentre la nuova statua di San Sergio che è andata a sostituire sull'attico quella distrutta nel 1976 è stata eseguita su disegno dell'architetto L. Pavan.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981;    S. Benco, Il Piccolo, Milano

1931, p. 129; Bollettino parrocchiale di S. Antonio Taumaturgo, numero 6, Trieste 1988.

 

 

 

 

 

 

AUTOSTRADA (piazzale dell')

Piazzale dell'autostrada: San Giacomo. All'inizio di via del Carnaro. C.A.P. 34144.
Così denominato con Delibera della Giunta Municipale d.d. 14.2.1949 numero 147. «Autostrada» è propriamente la Strada Statale 202, da Chiarbola al casello autostradale del Lisert, realizzata nel 1947-1948 dal Governo Militare Alleato. Detta anche, specialmente nei primi anni, «Tarvisiana», è popolarmente nota come «Camionale», anche nella variante dialettale «Camionabile».
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

BAIAMONTI Antonio (piazzale)

Piazzale Antonio Baiamonti: Servola-Chiarbola. All'incrocio tra le vie dell'Istria, A. Baiamonti e F. Salata. C.A.P. 34145.
Piazzale cui fu esteso con Delibera della Giunta Municipale numero 147 d.d. 14.2.1949 il nome già assegnato a una via che vi confluisce.
Antonio Baiamonti (Spalato 1822-ivi 1891), si laureò in medicina e chirurgia a Padova nel 1849, città che vide il suo primo accostarsi alla vita politica. Rientrato in patria, esercitò per pochi anni la professione medica, che abbandonò nel 1851 per dedicarsi completamente alla politica. Nel 1853 fu incarcerato per breve periodo a causa delle sue idee di matrice mazziniana. Successivamente fondò la «Associazione Dalmatica», divenne deputato alla Dieta Provinciale dalmata e fu eletto deputato al Reichsrat di Vienna nel 1867, incarico che mantenne fino alla morte. Fu Podestà di Spalato per ventidue anni, dal 1860, finchè nel 1882 venne destituito
dalla carica a causa della propria politica anticroata. Nel giardino di villa Basevi a San Vito, sede prima della distruzione (1944) del Museo del Risorgimento, era un busto bronzeo (scultore Saltero) del Baiamonti, poggiato su un piedistallo con l'iscrizione: «AL PODESTÀ MIRABILE ANTONIO BAIAMONTI I DALMATI IRREDENTI  MCMXXIII».

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

BARBACAN (piazzetta del)

Piazzetta del Barbacan: San Vito-Città Vecchia. A sinistra di via F. Venezian, presso l'arco di Riccardo. C.A.P. 34121.
Il toponimo è attestato fin dal XIV e dal XV secolo e indica la caratteristica opera di difesa medioevale, cioè una struttura muraria costruita a rinforzo di parti di mura munite di feritoie e quindi più esposte alle offese belliche. Il termine deriva, come quello spagnolo barbacana, dall'arabo b-al-bagàra, «la porta delle vacche» attraverso la quale nelle città medioevali passavano i rifornimenti di viveri e perciò particolarmente protetta da fortificazioni. Il toponimo a Trieste è stato mutuato attraverso il friulaneggiante (tergestino) Barbachian e Barbacianumero Lo stesso toponimo barbacan è attestato anche a Fiume (a. 1448) e a Cherso. L'arco detto «di Riccardo», già porta romana della cinta muraria augustea, venne liberato in parte dagli edifici addossati (lato a sinistra) con gli scavi del 1913, che misero in luce la base del monumento e parte del piano stradale d'epoca romana, notevolmente abbassato rispetto all'attuale. I lavori di sterro vennero diretti dall'ingegnere comunale Pietro Zampieri.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

BARRIERA VECCHIA (largo della)

Largo Barriera Vecchia: Tra via G. Carducci e via A. Oriani. C.A.P. dal numero 1 al numero 7: 34129; dal numero 8 a fine: 34131.
L'attuale largo della Barriera Vecchia, la cui denominazione riprende il già ricordato toponimo sette-ottocentesco, venne concepito con il nuovo piano regolatore della città approvato nel 1934; risultato dalla rettifica di alcune strade e dalla demolizione di edifici ottocenteschi, il nuovo largo cittadino venne inaugurato alla presenza del duca Amedeo d'Aosta il 28 ottobre 1936, dopo che già il precedente 12 settembre era stato denominato «piazza dell'Impero. (a celebrazione dell'impero proclamato il 9.5.1936). La piazza risultò dalla demolizione di un gruppo di case, comprese fra le vecchie vie dell'Arcata e della Barriera Vecchia, tra cui la nota Casa bizantina (casa Sardotsch) eretta dall'ing. Raffaele Vicentini nel 1875 e sede di un famoso caffè cittadino. Scomparvero pure alcune case situate verso via S. Maurizio e racchiuse tra le vie dell'Arcata, del Sapone e del Solitario. In quegli stessi anni (1936-37) venne parzialmente ristrutturata, per cura dell'Ufficio Tecnico Comunale, la facciata di casa Caccia (numero civico 6); nel 1939 sorse l'edificio oggi al numero civico 4-8. Risalivano al secondo dopoguerra (1951) le strutture della stazione sussidiaria delle autocorriere, già esistenti quasi al centro del largo e demolite nel 1985. Al numero civico 7 erano in origine cinque case erette per la principessa Teresa Hohenlohe (1869); nel 1893 la stessa principessa invitava il Comune a considerare le spese da lei profuse negli anni a miglioramento estetico ed igienico della zona, per suggerire il mutamento del nome della prospiciente via Arcata in piazzetta Hohenlohe o largo Hohenlohe o piazzetta Bizantina: suggerimento che non venne accolto. Le case Hohenlohe vennero demolite nel 1967 per la costruzione della nuova sede dei Grandi Magazzini UPIM (architetto R. Boico). Con Delibera Presidenziale numero 407 d.d. 6.7.1946 il nome di piazza dell'Impero venne mutato in quello di largo della Barriera Vecchia e venne così riesumato il toponimo ottocentesco.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

BATTAGLIA Raffaello (largo)

Largo Raffaello Battaglia: Chiadino-Rozzol. Lungo via C. de Marchesetti, dopo via E. Gridelli. C.A.P. 34142. Con Delibera del Consiglio Comunale del 14.4.1970 numero 245 il nuovo largo venne intitolato allo scienziato e naturalista R. Battaglia. Nato a Trieste nel 1896, all'età di diciannove anni Raffaello Battaglia eraassistente volontario all'Istituto di Geologia dell'Università di Padova; nel1923 ebbe la libera docenza di Paletnologia all'Università di Roma, dal 1929 al 1931 fu docente di Antichità Italiche alla Facoltà di Lettere dell'Università di Padova e successivamente occupò la cattedra di Antropologia nella stessa sede. Dal 1930 per ottb anni fu ispettore della Soprintendenza alle Antichità di Padova. Morì a 61 anni, a Padova, nel 1958. L'attività scientifica del Battaglia, studioso di fama internazionale, comprende oltre 180 pubblicazioni su argomenti di antropologia, paletnologia, paleontologia. Nella propria opera ebbe a trattare anche delle regioni orientali d'Italia, studiando il paleolitico nel Veneto e nella Venezia Giulia, le faune fossili delle grotte e le brecce ossifere del Carso. Nei suoi scritti, sempre di notevole livello scientifico e tuttora validi, esaminò anche il problema dei castellieri, argomento cui dedicò uno dei suoi ultimi lavori, nel 1958 (I castellieri della Venezia Giulia in Le Meraviglie del Passato, vol. II, Mondadori, Milano).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

BELVEDERE (campo del)

Campo del Belvedere: Roiano-Gretta-Barcola/Città Nuova-Barriera Nuova. Lungo via Udine, all'altezza del numero civico 27. C.A.P. 34135.
Largo ricavato nel 1864 con i lavori di sbancamento del colle per l'allargamento della stazione ferroviaria. Belvedere è attestato fin dal 1695 ad indicare una costruzione situata in posizione panoramica. Nel 1797 il nome venne attribuito alla nuova villa Trapp, con il suo giardino, posta lungo la riva dominante sul mare. Da qui il toponimo venne dato, nell'Ottocento, alla contrada del Belvedere (attuale via Udine) e poi all'attuale largo. Fino al 1919 (Delibera della Giunta Municipale 28.3.1919 numero IX-1 /5-19) la denominazione ufficiale era «campo al Belvedere», che divenne in quella data «campo del belvedere. Al numero civico 5 è casa Ferolli, opera dell'architetto Ruggero Berlam (1899).
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

BERTOLINI (largo)

Largo Bertolini: Altipiano Est (Villa Opicina). Alla confluenza delle vie dei Volpi, della Vedetta e Campo Romano. C.A.P. 34016.
Intitolazione errata, poiché il Consiglio Comunale, Delibera del Consiglio Comunale numero 60 d.d. 6.4.1956, intendeva ricordare «uno dei quattro primi boschi comunali sorti per opera del Comitato dell'imboschimento intorno al 1882 in quella zona». Il bosco in questione, che si estende dietro l'Obelisco di Opicina, venne piantato nel 1878 ed è intitolato, come da cippo posto lungo la via Nazionale, al celebre naturalista, medico, matematico e filologo italiano Antonio Bertoloni.
Nato a Sarzana nel 1775, Bertoloni fu algologo di fama, fondò gli Annali di storia naturale e pubblicò la sua opera massima Flora Italica (10 voll.) a partire dal 1833. Fu corrispondente, amico ed estimatore del naturalista
Bartolomeo Biasoletto (Dignano 1793-Trieste 1858), che aveva conosciuto intorno al 1830 e che gli aveva dato valido aiuto per l'opera Flora Italica; tanto che Bertoloni gli dedicò un genere di flora, la Biasolettia nodosa. Antonio Bertoloni morì a Bologna nel 1869.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

BENCO Silvio (piazza)

Piazza Silvio Benco: San Vito-Città Vecchia. A destra di corso Italia, tra via degli Artisti e via del Monte. C.A.P. numero 1 e numero 4: 34122; rimanenti: 34121.
Già piazzetta Santa Caterina, con Delibera del Podestà d.d. 26.9.1930 numero 4918-V-31130 mutò nome in piazza Guido Reni. Guido Neri (Ancona 1904 - Trieste 1930) studiò all'Istituto Nautico di Ancona, si diplomò in stenografia, poi divenne giornalista e redattore de «Il Popolo di Trieste», che aveva gli uffici al numero 4 di piazzetta S. Caterina. Ferito gravemente nell'attentato contro la sede di quel giornale (10.2.1930), Neri morì dopo due giorni, ventiseienne.
Il 6.7.1946 (Delibera Presidenziale numero 407) venne soppresso il nome di piazza Guido Reni e venne ripristinato il toponimo piazza Santa Caterina. Nel 1959 la piazza assunse il nome di Silvio Benco.
Nato a Trieste nel 1874, Silvio Benco frequentò il ginnasio comunale fino al quinto anno di corso che poi lasciò per dedicarsi al giornalismo onde poter contribuire al sostentamento della famiglia, in difficili condizioni finanziarie. Entrò nella redazione del giornale irredentista «L'Indipendente», collaborò ai periodici «Il Palvese» e «La Fiamma» di Pola. Controllato dalla polizia austriaca per le sue simpatie nei confronti dell'irredentismo,
Benco subì perquisizioni e un arresto. Tra gli ultimi anni dell'Ottocento e i primi del Novecento si dedicò all'attività di librettista, scrivendo per il maestro Antonio Smareglia i testi de La Falena (leggenda in 3 atti, Levi, Trieste 1897), di Oceana (commedia fantastica, Ferrari, Venezia 1903) e l'inedito La morte dell'usignolo. Alla vigilia del I conflitto mondiale lasciò «L'Indipendente» per entrare nella redazione de «Il Piccolo»; confinato durante la guerra fece ritorno a Trieste nel 1918, vi fondò la rivista «Umana» e, alla fine di quell'anno, il quotidiano «La Nazione» del quale divenne condirettore. Il 30 ottobre 1918 firmò il manifesto del Fascio Nazionale. Negli anni successivi collaborò ai quotidiani nazionali «II Resto del Carlino», «Il Secolo», «Il Giornale d'Italia» e «La Stampa»; proposto quale membro dell'Accademia d'Italia, venne rifiutato da B. Mussolini perché non iscritto al Partito Nazionale Fascista, ma venne egualmente insignito del «Gran Premio Mussolini» (1932). Caduto il regime fascista, si ritirò prima a Opicina e poi a Turriaco; negli anni 1945-1949 fu redattore de «La Voce Libera», nel 1947 venne nominato membro corrispondente dell'Accademia dei Lincei e già nel 1946 Presidente onorario della Società di Minerva. In occasione delle pubbliche onoranze a lui decretate nel giugno 1947, ricevette la laurea honoris causa dalla Facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Trieste. Grande giornalista, critico letterario e musicale di valore, Benco lasciò quasi cinquemila scritti di politica, di storia, letteratura, teatro. Morì a Turriaco il 9.3.1949.
Al numero civico 1 di piazza Benco si trova una lapide posta il 14.6.1928 per iniziativa della Società del Risorgimento e con il concorso del Banco di Roma che ricorda la nascita, in edificio preesistente, di Filippo Zamboni:
«QVI NACQVE / IL XXI OTTOBRE MDCCCXXVI / FILIPPO ZAMBONI / POETA E SOLDATO
/ DELL ' INDIPENDENZA D ' ITALIA /» .
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

BORSA (piazza della)

Piazza della Borsa: San Vito-Città Vecchia/Città Nuova-Barriera Nuova. Tra capo di piazza G. Bartoli e corso Italia. C.A.P. 34121.

Toponimo ottocentesco invalso dopo la costruzione dell'edificio della Borsa al numero civico 14 (architetto A. Mollari, 1800) e sostituito in data 1.7.1939 (Delibera Commissario Prefettizio numero 789) con il nome di Costanzo Ciano (1876-1939), ammiraglio e uomo politico; capeggiò l'impresa navale di Buccari (1918), fu Sottosegretario alla marina mercantile (1922), ministro delle poste (1924), ministro delle comunicazioni e infine presidente della Camera (1934). Con Delibera del Podestà d.d. 10.6.1944 numero 497 venne soppressa la denominazione «piazza Costanzo Ciano» e fu ripristinato il toponimo «piazza della Borsa». Il palazzo neoclassico della Borsa Vecchia, oggi sede della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, è stato sottoposto a lunghi lavori di restauro (1966-1988), tra cui quello delle facciate (1972, architetto V. Frandoli), la ristrutturazione interna (1973-1980, impr. Savino) e il restauro delle decorazioni esterne (1988).
Al numero civico 15 è il Tergesteo opera, secondo i più recenti studi, dell'architetto F. Bruyn (1840) nei cui progetti confluirono quelli di altri architetti. La galleria venne ristrutturata nel 1957 dall'architetto A. Psacaropulo che sostituì la vecchia copertura con una nuova in vetro-cemento armato cui venne aggiunto un cornicione in cemento, decorato nella parte inferiore a forme astratte da C. Sbisà. Al numero civico 4 si trova casa Moreau (f.lli Vogel, 1788) completamente ristrutturata nel 1904 (architetto C. De Nolde) con la sola conservazione dei tre bassorilievi sulla facciata (scultore A. Bosa, ante 1820). Al numero civico 7 è casa Bartoli, edificio liberty dell'architetto M. Fabiani (1905) mentre al numero civico 8 è il palazzo delle Assicurazioni Generali (architetto M. Piacentini, 1939); al numero civico 9 la settecentesca palazzina Romano, già ospitante la libreria F. H. Schimpff e oggi sede del Credito Italiano (dal 1921), ristrutturata nel 1921 dall'architetto G. Polli; al numero civico 11 edificio ottocentesco ristrutturato nel 1985 quale sede della Banca Antoniana di Padova e Trieste. Di fronte alla Borsa Vecchia era la settecentesca fontana del Nettuno (scultore G. Mazzoleni), rimossa nel 1920 e più tardi ricostruita in piazza Venezia (ora ricollocata nella piazza della Borsa). La colonna con la statua dell'imperatore Leopoldo I, prima in linea con la fontana e la Borsa Vecchia, venne spostata di alcuni metri nel 1934; il moderno chiosco per l'attesa delle autocorriere davanti all'edificio delle Assicurazioni Generali è dovuto all'architetto C. Guenzi di Milano (1983).
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

CAGNI Umberto (piazzale)

Piazzale Umberto Cagni: Valmaura-Borgo San Sergio. Alla confluenza delle vie P. Mascagni, Flavia e G. e S. Caboto. C.A.P. 34148.
Delibera del Consiglio Comunale d.d. 6.4.1956 numero 60 venne intitolato a Umberto Cagni, nato ad Asti il 24.2.1863; entrato nella scuola di marina di Napoli nel 1877  e poi in quella di Genova, ebbe nel 1881 il grado di guardiamarina; sottotenente di vascello (1885), partecipò alla prima campagna del Mar Rosso (1887-1889) ricevendo due medaglie di bronzo (al valor civile e al valor militare), e alla seconda campagna del 1892-1894. Nominato nel 1894 ufficiale d'ordinanza del duca Luigi Amedeo degli Abruzzi, prese parte al secondo viaggio di circumnavigazione (1894-1896) e ad altre spedizioni da lui organizzate: monte S. Elia (Alaska, 1897), Mare Artico (1899-1900), campagna geografica del Ruvenzori (1906). Capitano di fregata a scelta eccezionale dal 1902, Cagni venne promosso capitano di vascello (1906) e comandante della corazzata «Napoli» (1907-1911). Partecipò alla guerra di Libia (1911) come comandante della corazzata «Re Umberto» e nel 1912 divenne direttore dell'arsenale di Venezia. Interventista nel primo conflitto mondiale, Cagni fu comandante della 4 a divisione destinata all'appoggio dell'armata operante sul Carso e, per alcuni mesi, fu responsabile della zona costiera da Grado a Monfalcone. Viceammiraglio dal 1916, occupò la città marittima di Pola nel 1918 rendendosi benemerito per la riorganizzazione amministrativa e militare; ebbe la cittadinanza onoraria di Pola (gennaio 1919), di Lussinpiccolo, Lussingrande, Cherso, Ossero e Neresine (luglio 1919). Cavaliere di gran croce col gran cordone della Corona d'Italia, grande ufficiale dell'Ordine militare di Savoia, senatore, ottenne il comando in capo delle forze navali del Mediterraneo (1920-1922) e la presidenza del Consiglio superiore di Marina. In riposo dal 1923, fu ancora presidente del Consorzio Autonomo del porto di Genova (1924-1929) e della commissione d'inchiesta sulla spedizione Nobile. Ammiraglio d'armata dal 1926 e conte di Bu-Meliana (Libia) dal 1929, morì a Genova il 22.4.1932.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

CANAL Giulio Ascanio (largo)

Largo Canal Giulio Ascanio: San Vito-Città Vecchia. Al termine di via San Michele. C.A.P. numero l: 34143; dal numero 2 a fine: 34131.
Dal 9.4.1932 (Delibera del Podestà numero 531) reca il nome del triestino Giulio Ascanio Canal, nato il 9 agosto 1815; frequentò il collegio superiore della marina in Venezia, avviandosi alla carriera militare e avendo per compagno Emilio Bandiera. Imbarcato dapprima come cadetto, venne promosso alfiere di vascello nel 1838 e ottenne il congedo l'anno seguente. Aderì alla società segreta Esperia, fondata dai fratelli A. ed E. Bandiera, che aveva per scopo l'indipendenza nazionale dell'Italia in forma repubblicana e che era collegata con la Giovine Italia e con la Legione Italiana. A seguito della scoperta della società segreta da parte della autorità e in conseguenza della fuga dei fratelli Bandiera, Giulio Ascanio Canal venne arrestato come complice, poiché aveva ospitato a Trieste Emilio Bandiera nel febbraio 1844. Canal fu portato a Venezia per il processo militare contro i Bandiera e si ammalò di tisi nel carcere della città lagunare. Ottenuti gli arresti domiciliare presso la madre dimorante a Venezia, fu riportato poi a Trieste ove morì il 24 gennaio 1845.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

CANESTRINI Luigi (piazzale)

Piazzale Luigi Canestrini: San Giovanni. All'inizio di via E. Weiss. C.A.P. 34128.
Dal 20.12.1988 questo piazzale del complesso già Ospedale Psichiatrico Provinciale reca il nome del dott. L. Canestrini. Luigi Canestrini nacque a Rovereto nel 1854; studiò nella città natale e poi a Graz, ove si laureò in medicina specializzandosi quindi nella scienza neuropsichiatrica e completando la propria formazione presso la Clinica psichiatrica di Berlino. Trasferitosi a Trieste, lavorò presso l'Ospedale Maggiore del quale divenne Primario nella Divisione psichiatrica. Fu uno dei promotori della costruzione del nuovo ospedale psichiatrico in Guardiella e ne divenne primo direttore, dimostrandosi «uomo tecnicamente preparato e fortemente volitivo» (Donini). Mantenne l'incarico per un ventennio e morì a Trieste il 5 febbraio 1926. In piazzale L. Canestrini si trova l'edificio già sede della direzione dell'ospedale pschiatrico, mentre nelle vicinanze è il busto bronzeo del benefattore Andrea di Sergio Galatti.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 


CAPOLINO Giuseppe (piazzale)

San Giovanni. Laterale sinistra di via A. Levier. C.A.P. 34128.
Allo scultore Giuseppe Capolino venne intitolato questo piazzale Delibera del Consiglio Comunale numero 477 d.d. 22.6.1971. Già tratto di strada per Longera.
Giuseppe Capolino nacque a Trieste il 6 aprile 1827 da genitori veneti e studiò all'Accademia di Venezia dal 1843. Si trasferì poi a Venezia studiando con PietroTenerani e nel 1851 vinse un premio di scultura all'Accademia di San Luca cui seguì, nel 1854, il conferimento della grande medaglia della Congregazione artistica dei Virtuosi al Pantheonumero Ritornato a Trieste verso il 1855, proseguì l'attività professionale autonomamente eseguendo busti, statue allegoriche e monumenti funerari per le maggiori famiglie triestine. Sue opere si trovano al Museo Revoltella e nella necropoli di S. Anna. Ricordiamo i Leoni all'Arsenale del Lloyd (1856), Angelo della Risurrezione (1858, tomba Cassina ora Frandoli, necropoli di S. Anna), Bacco fanciullo in groppa alla pantera (gesso, Civici Musei di Storia ed Arte); il bassorilievo della Tomba Capolino nella necropoli di S. Anna è opera di Bela Brestyansky «a perpetua memoria di Giuseppe Capolino scultore per opere egregie laudatissimo, ingegno incompreso», come si legge nell'epigrafe che ricorda anche i suoi genitori, il commerciante Domenico e la madre Maria Molinaro, entrambi originari «da Cornino nel Veneto», frazione del comune di Forgaria. Un busto in marmo del Capolino raffigurante l'arciduca Ferdinando Massimiliano si trova oggi nell'atrio di palazzo Maurizio, sede della Biblioteca Civica (piazza A. Hortis, 4).
Morì a Trieste, trentunenne, il 22 dicembre 1858.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

CARLO ALBERTO (piazza)

Piazza Carlo Alberto: San Vito-Città Vecchia. Tra le vie Franca, F. Hermet, G. Tagliapietra e V. Locchi. C.A.P. 34123.
Intitolata con Delibera del Podestà del 1.3.1935; si scriveva in quella occasione nella Rivista Mensile della città di Trieste: «costituita con l'area comunale situata nel centro del nuovo quartiere cittadino al Promontorio, una vasta piazza (che viene ornata di piante e fiori), il Podestà deliberò di intitolarla alla Maestà di Re Carlo Alberto il Magnanimo (...). Per effetto di questa deliberazione la via Paolo Tedeschi venne incorporata alla piazza Carlo Alberto» e il nome dello scrittore triestino venne apposto ad altra strada. Fino a quell'epoca i terreni comunali in questione erano destinati alla fiera campionaria.
Carlo Alberto di Savoia, re di Sardegna (Torino 1798-Oporto 1849), dimostrò inizialmente simpatie, poi non confermate, per i liberali milanesi prima del 1821; salito al trono nel 1831, fu sovrano legittimista e assolutista e diede avvio ad alcune riforme politiche e sociali. Nel 1848, a seguito dei moti rivoluzionari, concesse lo Statuto; abdicò nel 1849 a seguito della sconfitta di Novara nella guerra contro l'Austria e gli successe il figlio Vittorio Emanuele II. Ritiratosi in esilio a Oporto (Portogallo), vi morì poco dopo.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

CATTEDRALE (piazza della)

Piazza della Cattedrale: San Vito-Città Vecchia. Al termine di via Capitolina e di via della Cattedrale. C.A.P. 34121.
Denominazione settecentesca suggerita dalla presenza della cattedrale di San Giusto. Come noto, dall'epoca romana esisteva un tempio romano con propileo sullo stesso sito, e del quale rimangono alcune vestigia. Nel V secolo venne eretta sulle sue rovine una basilica dedicata alla Madonna e forse già allora anche a San Giusto; i resti di questa basilica paleocristiana furono esplorati nel 1949. Andata in rovina questa basilica probabilmente durante le invasioni barbariche, venne costruito alla sua destra, nel IX secolo, un sacello dedicato a San Giusto, forse sul sito precedentemente occupato da un sacello paleocristiano. Le strutture del sacello del IX secolo, ora incorporate nella navata destra della cattedrale, vennero consolidate e studiate nel 1932 e nel 1967. A sinistra, invece, sul sedime della basilica paleocristiana del V secolo è accertata la presenza, dall'XI secolo, di una cattedrale romanica dedicata all'Assunta, i cui resti vennero rilevati nel 1967. Nel Trecento questi due edifici sacri, cattedrale e sacello, vennero fusi nella grande cattedrale che tuttora si ammira, restaurata negli anni 1928-1932, con la demolizione di sovrastrutture tarde e prive di rilevante valore artistico e storico. Nella navata sinistra, il mosaico absidale dell'Assunta venne restaurato nel 1950 come da epigrafe ai piedi degli apostoli: «PIETATIS ET SPEI TEMPORIBUS ACERBIS TESTIMONIUM A.D. MCML RENOVATUM»; a quell'epoca risalgono pure la grata e il tabernacolo bronzeo dello scultore M. Mascherini. Vicino è il sepolcro dei vescovi che accoglie le spoglie mortali dell'arcivescovo mons. A. Santin, come da iscrizione sormontata dallo stemma episcopale: «ANTONIO SANTINI ARCHIEPISCOPUS / EPISCOPUS FLUMINENSIS / 1933-1938 / TERGESTINUS ET JUSTINOPOLITANUS / 1938-1975 /
IN CARITATE / ET FORTITUDINE PRAEFUIT / DEFENSOR CIVITATIS / RUBINII IN HISTRIA /
9.12.1895 / TERGESTI / 17.3.1981/».
L'abside maggiore della cattedrale venne ricostruito nel 1932 dall'architetto F. Forlati e decorato a mosaico dal veneziano G. Cadorin con motivi raffiguranti Cristo e la Vergine con i martiri Giusto, Servolo, Eufemia, Sergio, Apollinare e Tecla. Sull'arco della conca absidale è l'iscrizione del 1928: ITALIAE MATRIS GREMIO RECEPTI TERGESTINI OVANTES ANNO XIV». All'ingresso della cattedrale vi è inoltre un'acquasantiera con figura bronzea di San Giusto opera dello scultore Mascherini (1949). Nel 1928-1932 venne pure restaurato il vicino battistero di S. Giovanni, a sinistra del campanile. In piazza della Cattedrale si trova pure, dal 1929, l'Ara della III Armata, costruita in onore del Duca d'Aosta (architetto C. Polli). Poco lontano si trova invece il Monumento ai Caduti della prima guerra mondiale, eretto nel 1935, opera dello scultore Attilio Selva. Sulla facciata del campanile venne murata, nel 1919, una grande lapide recante inciso il testo del Bollettino della Vittoria (3.11.1918) a firma del generale A. Diaz. All'interno della Cattedrale, infine, venne posta nel 1922 sopra la cantoria l'iscrizione: «L'INDUSTRE AMORE PER L'AVITA BASILICA / DEL CAnumeroCO PARR.CO MONS. GIUSTO BUTTIGNONI / E LA MUNIFICENZA DEL GR. UFF. BAR.NE ROSARIO CURRÒ / DONARONO A TRIESTE QUEST'ORGANO / OPERA PRECLARA DI VINCENZO MASCIONI DA CUVIO / 1922 /D.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

CAVANA (piazza)

Piazza Cavana: San Vito-Città Vecchia. Tra via San Sebastiano e via Cavana. C.A.P. 34121.
Antichissima piazzetta cittadina già al limite delle mura, presso il mare, la cui denominazione riprende, dal Settecento, il toponimo medioevale e il nome della porta già situata verso l'attuale via Cavana, costruita nel 1471 e demolita nel 1778. Piazza Cavana raggiunse le attuali dimensioni nel secondo decennio del nostro secolo; al 1913 risale l'edificio numero civico 1, con motivi neorinascimentali, che ospita al pianterreno l'antica farmacia Serravallo (oggi Al Redentore); venne eretto in parte sul sedime di una più vasta casa settecentesca(già via del Pesce numero 5). All'opposto, verso via San Sebastiano, venne demolita nel 1925 circa una modesta casa dietro alla quale correva la scomparsa androna dell'Angolo.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

CIPRIANO San (piazza)

Piazza San Cipriano: San Vito-Città Vecchia. Tra via delle Monache e via della Cattedrale. C.A.P. 34121.
Denominazione ottocentesca suggerita dalla presenza del vicino convento con annessa chiesa dedicata a quel Santo. Il toponimo San Cipriano deriva dalla chiesa omonima eretta nel 1302 e ceduta alle Monache Benedettine nel 1458; la piazzetta è priva di numeri civici.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

CITTA DI SANTOS (largo)

Largo Città di Santos: Città Nuova-Barriera Nuova. Attigua a piazza della Libertà. C.A.P. 34135.

Intitolazione disposta con Delibera Commissario Prefettizio numero 1725 d.d. 20.4.1982, nell'ambito delle cerimonie per il gemellaggio tra le città di Santos e diTrieste, quale segno - affermò il Sindaco di Trieste allo scoprimento della targa toponomastica «di speranza e della convinzione di un futuro sempre più attivo (...). Qui si apre il Punto Franco Vecchio del Porto, da cui trassero origine le fortune di Trieste; qui è l'ingresso alla città per chi vi giunga in ferrovia o dall'aereoporto o dalle autostrade che la collegano all'Italia o all'Europa». Santos, città del Brasile, fondata dai portoghesi nel 1545, capitale dello stato brasiliano di San Paolo, sorge su un'isola della baia omonima che si apre sull'Oceano Atlantico. È il porto più importante del Brasile, notevole per l'esportazione nel mondo, specie del caffè. Il gemellaggio con Santos venne deliberato dal Consiglio Comunale di Trieste il 28.6.1977, in considerazione dei rapporti ultradecennali tra le due città e «in particolare di un'affinità di importanza commerciale ed amministrativa nell'ambito dei rispettivi Paesi e della similitudine di una pluralità di attività che comunque si incentrano nell'attività portuale». La cerimonia di gemellaggio si svolse il 13 marzo 1978 nella Prefettura di Santos, alla presenza del sindaco di Trieste Marcello Spaccini e del sindaco di Santos António Manoel de Carvalho. Il vicino edificio della Stazione Comunale delle Autocorriere (architetto U. Nordio) venne inaugurato il 5 maggio 1935. Sul largo danno i varchi del Punto Franco Vecchio, opera dell'architetto G. Zaninovich (1910-1914).
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

CORNELIA ROMANA (piazza)

Piazza Cornelia Romana: San Vito-Città Vecchia. Tra le vie G. Stampa, dei Fabbri e dei Capuano. C.A.P. 34124.
Dal 13.2.1903 ricorda la celebre matrona romana Cornelia (IV sec. a.C.), figlia di Scipione l'Africano, moglie di T. Sempronio Gracco e madre dei tribuni Tiberio e Caio Gracco. Al numero civico 1 si trova un edificio progettato dall'ing. L. Miani, con motivi liberty, del 1904-1905.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

DALMAZIA (piazza)

Piazza Dalmazia: città Nuova-Barriera Nuova. Attigua a piazza G. Oberdanumero C.A.P. numero 1: 34132; numero 2/a: 34122; numero 3: 34133; numero 4: 34134.
Dal 12.6.1925 (Delibera della Giunta Municipale numero 54) si decise di «denominare il nuovo largo formato in seguito alla regolazione della piazza G. Oberdan: piazza Dalmazia», dalla regione balcanica lungo la fascia costiera dell'Adriatico dal 1947 appartenente alla Jugoslavia. La regione, abitata fino a non molto tempo fa nella zona costiera da popolazioni di lingua italiana e nell'interno da una maggioranza serbo-croata, era stata definitivamente romana dal I secolo a.C.; successivamente fece parte dell'impero romano d'Occidente, poi di quello bizantino. Contesa fra la Repubblica di San Marco e il Regno d'Ungheria, venne ceduta a Venezia nel 1409. Dal 1814, dopo la parentesi napoleonica, fece parte dell'impero austriaco fino al 1918; con il trattato di Rapallo (1920) Zara e le isole del Quarnaro (tranne Veglia) vennero cedute al Regno d'Italia mentre la Dalmazia venne a far parte del Regno di Jugoslavia. Militarmente occupata dalle truppe italiane (1941), fu riconquistata dagli jugoslavi nel 1943.
Attualmente la Dalmazia (3.985 kmq) è divisa dal punto di vista amministrativo fra Croazia, Bosnia-Erzegovina e Montenegro; confina a nord con il passo Vrata, a sud con il fiume Boiana, a est con le Alpi Beble e Dinariche. Città principali: Zara, Sebenico, Spalato, Arbe, Pago, Ragusa.

Al numero civico 2 di piazza Dalmazia si trova il palazzo della SAIMA s.p.a., eretto negli anni 1923-1925 dall'imp. Pollak e Ghira; il sito apparteneva, in precedenza, a piazza della Caserma con, al centro, il fontanone pubblico costruito nel 1851 dall'ing. G. Sforzi e demolito nel 1923. Reca il numero civico 1 casa Nussa, poi Di Demetrio, appartenuta dal 1785 al commerciante greco Antonio Nussa; l'edificio venne sopraelevato nella seconda metà dell'Ottocento. Segue al numero civico 3 (palazzo dell'I.numeroA., 1929) casa Fabris (numero civico 4), già sede di un noto caffè cittadino; l'edificio venne costruito dall'architetto F. Giordani nel 1853 per Giovanni Fabris.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

DE BERTI Antonio (piazzale)

Piazzale Antonio De Berti: Valmaura-Borgo San Sergio. A destra di via R. Batagely. C.A.P. 34148.
Ricorda dal 9.7.1962 (Delibera del Consiglio Comunale numero 370) Antonio De Berti, nato a Pago in Dalmazia nel 1889; studiò al ginnasio di Trieste e fin da giovane fu attratto dagli ideali mazziniani e irredentistici. Fu iscritto alla Democrazia Sociale Italiana e nel 1908 venne arrestato mentre partecipava al congresso giovanile regionale di quel partito e fu condannato a qualche mese di reclusione (1909). Nel 1911 intervenne a Capodistria al congresso del Fascio Giovanile Istriano e nel 1912, trasferitosi a Pola, divenne segretario del Circolo Sportivo «Edera» fondando pure, assieme a A. Pesante e a R. Rinaldi, il periodico La Fiamma. Giornalista di valore, difensore dell'identità italiana dell'Istria, ammiratore e diffusore del pensiero crociano, De Berti si avvicinò alla socialdemocrazia. Richiamato alle armi nel 1914 nelle file dell'esercito austriaco, dopo avere tentato inutilmente la fuga in Italia venne internato nel campo di concentramento di Mittergraben dal quale fuggì nel 1917 nascondendosi in Istria e organizzando un servizio clandestino di informazioni per l'Esercito italiano. Concluso il primo conflitto mondiale si laureò in giurisprudenza e fu collaboratore dell'amm. U. Cagni a Pola, ove fondò il quotidiano L 'Azione. Nel 1921 fu eletto deputato del Blocco Nazionale e operò in Parlamento manifestando opposizione al comunismo e al fascismo; dopo la marcia su Roma (1922), sospese le pubblicazioni de L 'Azione, esercitò l'avvocatura e presentò le dimissioni dalla carica di deputato, però non accettate; dal 1943 aderì al socialismo riformista e fu Commissario prefettizio a Pola. Arrestato dai tedeschi nel dicembre 1944, venne rilasciato nel marzo 1945 e si trasferì a Trieste ove partecipò attivamente ai programmi del Comitato di Liberazione Nazionale. Dopo il 1945 fu a Roma presidente del Comitato per l'assistenza ai profughi e venne nominato membro della Consulta Nazionale e delegato italiano alla Conferenza della pace a Parigi e a Londra. Nel 1946 partecipò ai lavori della Commissione alleata per la regolazione dei confini e diresse il quotidiano La ricostruzione; successivamente ottenne la nomina a Capo di gabinetto alla Vicepresidenza del Consiglio e al Ministero della Marina mercantile e inoltre fu Consigliere di Stato nonché membro del Supremo Tribunale Militare e del Consiglio superiore delle Forze Armate. Morì a Roma il 2 maggio 1952.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

DE GASPERI Alcide (piazzale)

Piazzale Alcide De Gasperi: Barriera Vecchia/Chiadino-Rozzol. Al termine di viale dell'Ippodromo. C.A.P. numero 1: 34131; rimanenti numeri: 34139.
Così intitolato Delibera del Consiglio Comunale d.d. 22.12.1964 numero 477. Alcide De Gasperi, uomo politico e statista italiano, nato a Pieve Tesino (Trento) nel 1881. Accostatosi alla vita politica nel 1905, entrò nelle file dell'Unione politica popolare di ispirazione cattolica e fu eletto deputato al Parlamento di Vienna ove sostenne l'autonomia trentina. Dopo il I conflitto mondiale si iscrisse al Partito popolare e nel 1921 fu eletto deputato al Parlamento italiano; dopo la marcia su Roma appoggiò dapprima il governo fascista per passare in seguito all'opposizione. Alla fine del 1926, dopo la secessione parlamentare dell'Aventino, visse ricercato dalla polizia a Milano e a Roma; mentre era in viaggio alla volta di Trieste venne arrestato, processato e giudicato colpevole di espatrio clandestino. Scontati sedici mesi di carcere, fu impiegato alla Biblioteca Vaticana e dal 1942-1943 riorganizzò il Partito popolare con il nome di Democrazia Cristiana, della quale fu rappresentante nel Comitato di Liberazione Nazionale. Fu Presidente del consiglio dal 10.12.1945 al 17.8.1953, legando il proprio nome agli anni della ricostruzione politica ed economica. Morì a Sella di Valsugana nel 1954.
Al numero civico 1 di piazzale De Gasperi si trova il comprensorio della Fiera Campionaria Internazionale di Trieste, su terreni già occupati dal campo sportivo dell'Unione Sportiva Triestina. Gli impianti, costruiti nel 1949-1950, vennero inaugurati il 27 agosto 1950; l'edificio riservato agli uffici di amministrazione è opera dell'architetto U. Nordio (1950). Si trova al numero civico 4, invece, l'ingresso principale dell'Ippodromo detto di Montebello, costruito nel 1890 su progetto dell'architetto Ruggero Berlam su fondi appartenuti alla principessa Teresa della Torre-Hohenlohe; l'impianto venne inaugurato con la disputa del «Premio Trieste» il 4.9.1892. Inutilizzato durante il primo conflitto mondiale, venne solennemente riaperto il 22.5.1922 alla presenza dei sovrani mentre verso il 1933 fu acquistato a rate dal Comune di Trieste che nel 1938 ne concesse la gestione all'Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo. All'interno si trovano le iscrizioni: «ANTONIO DE VOLPI / NELL'IPPODROMO CHE FU SUO PENSIERO / LA SOCIETÀ DELLE CORSE / 1912 /»; «GIUSEPPE ROSSI DA CRESPANO / EDUCATORE MIRABILE DI CAVALLI / AGONISTA VITTORIOSO / QUI MORTO IN CAMPO AL DI VIII GIUGNO MCMX / QUI RICORDATO PER VOTO DELLA SOCIETÀ DELLE CORSE / » « L'IMMENSO GIUBILO DI TRIESTE / IL XXI MAGGIO MCMXXII / ACCLAMAVA IL RE NOSTRO / VITTORIO EMANUELE III / NELL ' IPPODROMO SOLENNEMENTE RIAPERTO / DOPO IN NEMBO DI GUERRE / AL SOLE AL TRICOLORE / DE LA VITA NUOVA / D .
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

DONOTA (piazza di)

Piazza di Donota: San Vito-Città Vecchia. A sinistra di via di Donota. C.A.P. 34121.
Denominazione antichissima, attestata almeno dal XIV secolo, di origine non accertata. Certamente Donota indicava, fin dal Medioevo, una delle principali porte della città: Donote Ianua riportano gli Statuti comunali del 1350; successivamente il termine divenne odonimo e come tale si è conservato fino ai nostri giorni.
Interpretazioni ottocentesche vogliono far derivare il termine Donota dal fatto che la porta in questione sarebbe stata l'unica aperta anche di notte; L. de Jenner suppose un'origine dall'antroponimo femminile Donata, poiché una Donata ved. di Cadolo dei Cadoli avrebbe posseduto nella zona beni immobili (a. 1349). Si tratta di etimologie prive di fondamento, come quella proposta dal Pinguentini che, con riferimento a una zona paludosa e ricca di canneti, suppose un'origine dal greco (!) «donakeús» = canneto, canna, termine epico del greco seriore. Gli edifici all'angolo piazza di Donota - via della Piccola Fornace vennero demoliti nell'aprile 1935. Il gruppo di case verso via delle Candele è stato ristrutturato nel 1983-1985 dall'I.A.C.P. per conto del Comune di Trieste.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

DUCA DEGLI ABRUZZI Luigi Amedeo (piazza)

Piazza Duca degli Abruzzi: Città Nuova-Barriera Nuova. All'inizio di corso Cavour, sulla riva sinistra del Canal Grande. C.A.P. 34132.
Con Delibera del Podestà numero 742 d.d. 15.4.1933 si diede nome «allo spiazzo fra le vie G. Rossini e Valdirivo, delimitato a mare dal recinto del porto Vittorio Emanuele II e dal nuovo Idroscalo».
Luigi Amedeo di Savoia-Aosta duca degli Abruzzi nacque a Madrid nel 1873; celebre per le sue crociere di circumnavigazione del globo e per le spedizione artiche compiute con la nave Stella Polare, compì esplorazioni sul Ruwenzori e sul Karakorum. Durante il primo conflitto mondiale fu comandante in capo delle forze navali italiane e nel 1919 compì l'esplorazione del corso inferiore dello Uebo Scebeli (Somalia); lì fondò una colonia agricola, che prese il nome di Villaggio Duca degli Abruzzi, e vi morì nel 1933.
Al numero civico 1 si trova il cosiddetto «grattacielo» (o «grattanuvole» nella versione popolare/affettiva) opera dell'architetto A. Berlam (1928) mentre, al numero civico 2, si trova il Palazzo delle Assicurazioni Generali eretto nel 1886 dagli architetto L. Zabeo ed E. Geiringer. Reca il numero civico 3 la casa del Lavoratore Portuale eretta dall'architetto G. Zaccaria nel 1939 sul sedime della vecchia pescheria mentre invece si trova al numero civico 5 l'Idroscalo costruito su progetto dell'ing. C. Pollack (1931).
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

EUROPA (piazzale)

Piazzale Europa: Cologna-Scorcola. Tra via Fabio Severo e via A. Valerio. C.A.P. 34127.
Si tratta di «denominazione simboleggiante la'unità Europea [...] assegnata in ottemperanza a quanto disposto dal Ministro dell'Interno con circolare [...] pervenuta alla Segreteria della Commissione toponomastica in allegato alla nota numero XXV/a/20 d.d. 5.3.1958 della locale Prefettura»; così dal 6.3.1961 (Delibera del Consiglio Comunale numero 59). L'intitolazione venne suggerita a seguito della firma dei Trattati di Roma (25 marzo 1957), cioè del trattato istitutivo della Comunità Economica Europea (C.E.E.) e del trattato istitutivo della Comunità europea dell'energia atomica (Euratom). Quello relativo alla Comunità Economica Europea stabilisce l'instaurazione di un mercato comune generale, il progressivo ravvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri e uno sviluppo armonioso e continuo delle attività economiche, provvedendo alla libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali nell'ambito comunitario. Il trattato istitutivo della Comunità europea dell'energia atomica prevede invece lo sviluppo delle industrie nucleari e il miglioramento del tenore di vita negli stati membri, un mercato comune dei materiali e delle attrezzature speciali e delle materie fissili.
Al numero civico 1 si trova il complesso dell'Università degli Studi di Trieste; l'edificio principale, che prospetta piazzale Europa e che ospita anche il Rettorato, venne costruito dagli architetto U. Nordio e R. Fagnoni (prima pietra posta il 19.9.1938) e l'atrio dell'ala destra è decorato con mosaici pavimentali di U. Carà. Il complesso venne inaugurato dal Ministro Gonella il 3.11.1950; gli edifici della Facoltà di Ingegneria vennero costruiti nel 1965-1971 su progetto dell'architetto U. Nordio mentre la nuova Casa dello studente è opera dell'architetto R. Boico (1974). Il bassorilievo posto alla base dell'avancorpo di destra dell'edificio principale venne scolpito dal fiorentino M. Moschi (1943); quello dell'avancorpo di sinistra, che ha di fronte una statua Minerva dello scultore M. Mascherini, fu posto nel secondo dopoguerra. L'attuale Università degli Studi di Trieste deriva dal R. Istituto Superiore di Studi Commerciali che con R.D. 8 agosto 1924 numero 1338 assunse il nome di Regia Università degli Studi Economici e Commerciali; con R.D. 8 luglio 1938 numero 252, infine, divenne Università degli Studi. Alla Facoltà di Economia e Commercio seguì l'istituzione della Facoltà di Giurisprudenza (R.D. 8.7.1938), della Facoltà di Lettere (1943, conval. G.M.A. 8.11.1945), della Facoltà di Ingegneria (1945, istituita nominalmente già nel 1942), della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali (1946), della Facoltà di Magistero e della Facoltà di Farmacia (1955-1956), della Facoltà di Medicina (1965), della Facoltà di Scienze Politiche (1970). Gli edifici dell'I.A.C.P. ai nnumero civico 2-5, progettati dallo studio Ghira-Polacco, vennero costruiti nel 1926.

L'aspirazione della comunità triestina a dotarsi di istituzioni universitarie è documentata sin dal XVIII secolo, quando lo sviluppo portuale della città indusse l’establishment locale a chiedere alla Casa d'Austria la fondazione di un ateneo, capace di affiancare la fiorente attività mercantile con adeguate infrastrutture formative in ambito giuridico ed economico.

È noto che il governo di Vienna si rifiutò reiteratamente di assecondare tale aspirazione, tanto più quando, con il secolo successivo, l'apertura di una sede universitaria a Trieste finì per rientrare tra le istanze irredentiste della locale comunità italiana. La mancata soluzione della “questione universitaria” non impedì, peraltro, che la città si dotasse d’istituti di alta formazione, ancorché non universitari. È il caso della “Scuola Superiore di Commercio”, creata nel 1877 dal barone Pasquale Revoltella, protagonista della Trieste emporiale ottocentesca e grande mecenate della cultura e dell’arte, al fine di corrispondere alle crescenti esigenze professionali e pratiche nei settori del commercio, della navigazione e delle discipline collegate.

È solo con il passaggio alla sovranità italiana, a seguito del primo conflitto mondiale, che Trieste inizia a sviluppare proprie istituzioni di studi superiori e universitari. In particolare, il regio decreto-legge 7 novembre 1920, numero 1667, trasformava la Scuola, con l'aggiunta di un terzo anno di corso, in “Istituto Superiore di Studi Commerciali”, parificandolo ai consimili istituti italiani e, di fatto, incardinando quella che sarebbe divenuta, di lì a poco, sede universitaria sulle fondamenta della Scuola Superiore voluta da Revoltella.

Aggiunto nel 1921 un quarto anno all'ordinamento degli studi e conseguita l’assimilazione degli istituti superiori alle università, grazie al voto del corpo docente e all'impegno finanziario del Comune di Trieste, che devolveva i fondi raccolti sotto la dominazione austriaca per la realizzazione dell'università, l'Istituto Superiore veniva costituito, con regio decreto 8 agosto 1924, numero 1338, in “Università degli Studi Economici e Commerciali”, comprendente la sola Facoltà di Scienze Economiche e Commerciali. Primo rettore ne fu il giurista Alberto Asquini, titolare della cattedra di diritto commerciale.

Dal 1° dicembre 1930 il rettorato veniva assunto da Manlio Udina, titolare della cattedra di diritto internazionale. Udina si adoperò per il potenziamento dell'Università triestina, giovandosi dell’appoggio del ministro dei Lavori Pubblici dell'epoca, il triestino Cobolli Gigli, e del sostegno del ministro dell'Educazione Nazionale Bottai. Questi, in occasione di una visita all'Università, il 15 maggio 1938, annunziava l’istituzione della nuova Facoltà di Giurisprudenza, ordinata nei due corsi di laurea in giurisprudenza e in scienze politiche: impegno, questo, concretizzatosi con il regio decreto 8 luglio 1938, numero 252, con il quale si disponeva, al contempo, che l’Ateneo, ormai costituito da due facoltà, assumesse la denominazione di ”Regia Università degli Studi”.

Nei decenni successivi, l’Università avrebbe registrato un progressivo sviluppo, con l’insediamento graduale di ulteriori dieci facoltà: Ingegneria (1942), Lettere e Filosofia (1943), Scienze Matematiche Fisiche e Naturali (1946), Farmacia (1956), Scienze della Formazione (1956), Medicina e Chirurgia (1965), Scienze Politiche (1974),Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori (1978), Psicologia (1997) e Architettura (1998).

Tale assetto si è mantenuto in vita sino alla riforma universitaria del 2010 (l. 30 dicembre 2010, numero 240), in attuazione della quale il nuovo Statuto di Ateneo, entrato in vigore nel 2012, ha ridisegnato l’architettura istituzionale dell’Università, decretando, per un verso, la cessazione delle preesistenti facoltà e, per l’altro, l’attribuzione delle funzioni di organizzazione didattica e di gestione dell’attività scientifica ai seguenti dipartimenti: Fisica; Ingegneria e Architettura; Matematica e Geoscienze; Scienze Chimiche e Farmaceutiche; Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche; Scienze Giuridiche, del Linguaggio, dell'Interpretazione e della Traduzione; Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute; Scienze Politiche e Sociali; Scienze della Vita; Studi Umanistici.

Elenco dei rettori e direttori dal 1877 ad oggi.


Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981;  F. Pasini, L'Università italiana a Trieste, Firenze 1910; M. Udina, Origine e sviluppo della Università di Trieste, in Autori Vari, Per conoscere Trieste, Trieste 1955; M.E. Viora, L'Università degli Studi di Trieste, «Umana», a. VII numero 1, Trieste 1958; [G. Conetti], Celebrazioni per il 50" anniversario della istituzione della Facoltà di Giurisprudenza (catalogo mostra storica), Trieste 1988; G. Contessi, Umberto Nordio-architettura a Trieste 1926-1943, Milano 1981; Mostra celebrativa dell'architetto U. Nordio (catalogo), Trieste 1972; Autori Vari, Romano Boico architetto, Trieste 1987; Castro, L'edilizia popolare, Trieste 1984; G. Pitacco, L'Università di Trieste nei ricordi parlamentari, «PO», a. VIII, Trieste 1938; F. Pasini, La storia delle lotte per l'Università di Trieste, «PO», a. VIII, Trieste 1938.

 

 

 

 

 

 

FORAGGI (piazza dei)

Piazza dei Foraggi: Barriera Vecchia. Al termine di viale G. D'Annunzio. C.A.P. dal numero 1 al numero 4 e numero 9: 34138; numero 5 e numero 6: 34139; numero 7 e numero 8: 34137.

La denominazione indicava originariamente la piazza situata dietro la Caserma Grande, corrispondente all'incirca, oggi, a foro Ulpiano. Il toponimo era dovuto al fatto che lì si svolgeva il mercato dei foraggi, in particolare del fieno. Agli inizi del secolo il mercato venne trasferito in zona periferica, nella piazza odierna che dal 1910 assunse il nome di «piazza nuova di Foraggi» e poi, semplicemente, «piazza dei Foraggi». Con Delibera del Podestà d.d. 3.3.1934 il nome di piazza dei Foraggi venne modificato in quello di «piazza dei Caduti Fascisti», intitolazione soppressa con Delibera del Podestà d.d. 5.3.1938 allorché ne venne disposto il trasferimento all'attuale piazza San Giovanni. Risale al 1912 il gruppo di case dell'I.C.A.M. all'angolo viale D'Annunzio via Signorelli, un cui lato prospetta piazza dei Foraggi, sorto su terreni già appartenuti al barone Sessler. L'ampio caseggiato al numero civico 4, la cui facciata prospetta la piazza verso la galleria di Montebello, venne progettato nel 1926 per conto dell'I.A.C.P. dall'architetto U. Nordio.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

GARIBALDI Giuseppe (piazza)

Piazza Giuseppe Garibaldi: Barriera Vecchia. Al termine di via A. Oriani, all'inizio di viale G. D'Annunzio. C.A.P. 34131.
Già piazza della Barriera Vecchia, ebbe nuova denominazione con delibera Giunumero Mun, d.d. 28. 3. 1919 numero IX-31/5-19. Giuseppe Garibaldi, generale e uomo politico italiano, nacque a Nizza nel 1807; membro della Giovine Italia dal 1832, visse rifugiato nell'America del Sud dal 1835 al 1847, dopo il fallimento dell'insurrezione a Genova (1834). Rientrato in Italia, partecipò alla prima guerra di indipendenza al comando di gruppi di volontari; deputato della città di Macerata, fu tra i fautori e difensori della Repubblica Romana, dopo la sua caduta visse in Sardegna e dal 1857 si stabilì nell'isola di Caprera. Partecipò alla seconda guerra di indipendenza (1859) e, divenuto generale dell'esercito sardo, fu a capo del gruppo di volontari denominato «Cacciatori delle Alpi». Nel 1860 organizzò la celebre «Spedizione dei Mille» e, sbarcato a Marsala, assunse la dittatura della Sicilia iniziando la marcia alla volta di Roma, interrotta a Teano per volontà di Vittorio Emanuele II. Ritiratosi a Caprera, tentò nuovamente la presa di Roma, senza successo, nel 1862 e nel 1867.
Combattente in Trentino durante la terza guerra di indipendenza (1866), difese la Francia nella guerra franco-prussiana conquistando Digione. Ritiratosi nuovamente a Caprera, vi trascorse gli ultimi anni di vita, morendo nel 1882. Benché mai giunto a Trieste, Garibaldi esercitò notevole fascino e influenza sugli irredentisti della regione, atteggiandosi a vate profetico della sua redenzione. Notevoli furono quindi gli echi garibaldini nella regione Giulia specialmente a partire dal 1860, rafforzati da una visita del generale a Udine nel marzo 1867, occasione nella quale ricevette una delegazione di giuliani ed istriani; in una lettera ((Ai Triestini» del 1 ° aprile 1876 ebbe a scrivere della «amata nostra Trieste - preziosa gemma di cui tuttora trovasi vedovata l'Italia - e le Romane imponenti rovine di Pola, monumenti che attestano la maggiore delle grandezze romane. Oh! si! io patrocinerò la causa dei fratelli oppressi sino all'ultimo soffio di vita». In piazza G. Garibaldi, la colonna con la statua in bronzo dorato dello scultore F. Asco venne eretta in occasione dell 'Anno Mariano, il 12 settembre 1954. La fontana, opera attribuita all'architetto G. Bernardi (scultore G. Depaul) fu restaurata dallo scultore numero Spagnoli e poi riattivata nel 1951.

A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989;.

 

 

 

 

 

 

GIACOMO San (campo)

Campo San Giacomo: Da via S. Giacomo in monte a via dell'Istria. C.A.P. nnumero 8-9-10: 34144; dal numero 1 al numero 7 e dal numero 11 a fine: 34137.
Denominazione risalente al secolo scorso, suggerita dalla presenza della chiesa dedicata a San Giacomo. La necessità di costruire una chiesa nella zona di Rena Nuova, popoloso rione all'epoca in pieno sviluppo, fu avvertita già nel 1840, essendo vescovo M. Raunicher e Preside del Magistrato M. de Tommasini; la prima pietra venne posta il 27.7.1851 e l'edificio, progettato dall'ing. G. Sforzi, venne portato a compimento nel 1854. La consacrazione avvenne il 25.7.1854. All'interno, tra gli altari laterali, venne posto un altare offerto dall'arciduca Ferdinando Massimiliano nel 1855, decorato da una pala recentemente attribuita al pittore viennese Johann Till (1827-1894). La chiesa non ha conosciuto particolari vicende nell'ultimo secolo, eccezion fatta per un recente intervento di consolidamento delle fondazioni del campanile (1987-1988); viceversa la pubblicistica sulla chiesa si è arricchita negli ultimi anni di nuovi ed analitici contributi, che hanno puntualizzato e riesaminato alcune vicende relative all'edificio sacro e all'arredo liturgico ivi contenuto. E da rilevare ancora che l'organo segnalato da E. Generini venne sostituito nel 1931 da altro più recente della ditta Zanin, mentre l'arredo liturgico si è arricchito di un calice d'argento donato nel 1888 al parroco C. G. Mosè e di una grande pisside d'argento dorato, fabbricata a Lubiana e donata alla chiesa nel 1918 dai fedeli di lingua slovena (cesellatore L. Sarazin).
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

GIARIZZOLE (piazzale di)

Piazzale di Giarizzole: Valmaura-Borgo San Sergio. Lungo via Flavia, poco prima di piazzale U. Cagni. C.A.P. 34148.
Piazzale creato con la costruzione di nuovi complessi abitativi dell'Istituto Autonomo Case Popolari nell'immediato secondo dopoguerra e intitolato con Delibera della Giunta Municipale numero 147 d.d. 14.2.1949. Giarizzole è toponimo attestato dal XIV e XV secolo (che anche Carezolo, XIII sec.) nelle forme Giarizolis (1346), Giaruzulis (1350) e, nel secolo successivo, Giarizulis (1472: in Zaulis sive Giarizulis); indicava questa zona del territorio, verso Zaule, ai piedi del monte S. Pantaleone. Il toponimo deriva dal lat. CARICEUS più suffisso diminutivo -oLus, da CAREX = carice, pianta delle Ciperacee diffusa nelle paludi. Priva di fondamento, quindi, l'ipotesi di Pinguentini, di un etimo da giàra «attraverso il vezzeggiativo femminile di giarìz: giarìzula».
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

GIOBERTI Vincenzo (piazzale)

Piazzale Vincenzo Gioberti: San Giovanni. Al termine di viale R. Sanzio. C.A.P. 34128.
Denominazione risalente al 10.1.1942 (Delibera del Podestà 10.1.1942), che ricorda il filosofo e uomo politico Vincenzo Gioberti, nato a Torino nel 1801; laureato in teologia e sacerdote, visse in esilio a Parigi e a Bruxelles dal 1834 al 1845; rientrato in Italia, fu deputato (1848) e presidente del Consiglio (16.12.1848-20.2.1849). Fu esponente del cattolicesimo liberale, sviluppando una teoria filosofica e storico-politica che attribuiva all'Italia un primato e una missione rinnovatrice nel quadro della tradizione cattolica; assunse posizioni critiche nei confronti della filosofia moderna e del pensiero di A. Rosmini. Opere principali: Degli errori filosofici di A. Rosmini (1842), Il Primato civile e morale degli Italiani (1842-1843), Prolegomeni al Primato (1845), Il Gesuita moderno (1847), Il Rinnovamento civile dell'Italia (1851); postume: La riforma cattolica della Chiesa (1856), La filosofia della Rivelazione (1857), Pensieri (1858-1860). Da ricordare ancora le opere Del Bello (1841) e Del Buono (1843), tra i primi lavori nei quali si trova enunciato il suo pensiero filosofico e i cui manoscritti autografi sono conservati presso l'Archivio Diplomatico di Trieste (Racc. Zajotti numero 541), assieme a parte del carteggio con il veneziano Falconetti, dal quale provengono i brani di questa lettera, datata Brussel 14.10.1840, ove declinava l'invito, poi invece accettato, a collaborare con alcune voci all'Enciclopedia Italiana: «all'accettare il suo invito si frappone un ostacolo, che mi pare insuperabile. Il quale si è, che trattandosi di una scienza destituita di base e di metodo universalmente ricevuti, e così sottoposta alla varietà dei sistemi, com'è al di d'oggi la filosofia, l'unico modo di dare una certa unità all'opera si è di fare, che tutti gli articoli partano da una sola mano, ovvero che i vari componitori se la intendano fra di loro, e professino sostanzialmente la stessa dottrina. Ora questo secondo partito non è possibile nel mio caso, perché la filosofia che professo differisce in molti punti essenziali dalle tecniche che sono in voga al dì d'oggi». Morì a Parigi nel 1852. In piazzale V. Gioberti si trova la chiesa di San Giovanni Decollato, la cui costruzione, iniziata il 29 giugno 1856, fu portata a termine nel 1858 (consacr. 27 giugno 1858; prog. ing. G. Sforzi); l'arredo liturgico venne completato in gran parte nel 1891. Da ricordare l'importante Via Crucis (1858), dovuta al pennello del triestino G.L. Rose, e la pala San Giovanni in attesa del martirio (1858) del pittore viennese E. de Heinrich. L'organo originale, qui trasferito dalla cattedrale di S. Giusto e risalente al 1780 (real. G. Calido-Venezia), venne sostituito nel 1953 da uno moderno della ditta F.lli Zaninumero La chiesa di San Giovanni Decollato è sede' di parrocchia cittadina dal 1864.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

 

GIOTTI Virgilio (piazza)

Piazza Virgilio Giotti: Città Nuova-Barriera Nuova. All'incrocio tra le vie S. Francesco d'Assisi e G. Zanetti. C.A.P. 34133.

Già piazza San Francesco d'Assisi, ebbe nuova denominazione Delibera del Consiglio Comunale numero 513 d.d. 13.6.1967; tuttavia, già in data 7.5.1962 il Comune di Trieste, d'accordo con la Società di Minerva, trasmise alla Prefettura la richiesta di intitolare una via o una piazza al poeta triestino, in deroga alla legge 23.6.1927 numero 1188 che prevede siano trascorsi dieci anni dalla morte del personaggio che si intende onorare, salvo che questi non si sia reso benemerito per la Nazione; Giotti, infatti, era morto nel 1957. Nonostante fosse stata rammentata agli organi competenti la lunsinghiera motivazione con la quale, pochi mesi prima della morte, la commissione dell'Accademia dei Lincei aveva conferito al poeta il premio di fondazione Feltrinelli («uno dei pochissimi poeti veri dell'Italia del nostro tempo: poeta italiano e non dialettale, anche se la poesia più sua e originale è da ricercare non nei versi in lingua, bensì nelle poesie in dialetto triestino»), la deroga richiesta non venne concessa.
Virgilio Schònbeck (in arte V. Giotti) nacque a Trieste il 15 gennaio 1885; frequentò la Scuola Industriale e dal 1907 al 1919 visse a Firenze, ove pubblicò la sua prima opera, il Piccolo canzoniere in dialetto triestino (Gonnelli, Firenze 1914). Rientrato nella città natale al termine della guerra, aprì una rivendita di giornali in Cittavecchia, per ottenere poi un impiego alla Lega Nazionale (1920) e venendo assunto, infine, presso il Comune di Trieste (1932) con l'incarico, successivamente, di avventizio all'Ospedale Maggiore. Nel 1920 apparve la sua seconda opera, Il mio cuore e la mia casa e negli anni successivi, raccolta sempre maggiore attenzione dalla critica nazionale, venne affermandosi come uno dei più interessanti poeti triestini; nel 1941 venne pubblicato il volume di poesie Colori (Parenti, Firenze), *destinato a numerose ristampe. Morì a Trieste il 21 settembre 1957. Negli ultimi anni si è rinnovata l'attenzione della critica per l'opera poetica di Giotti (che ha scoperto, pure, il suo estro di disegnatore) attraverso un proficuo confronto tra studiosi culminato nel 1985 con la creazione del Comitato per le celebrazioni di V. Giotti nel centenario della nascita al quale si deve la recente edizione delle Opere. L'edificio più significativo della piazza è il Tempio Israelitico. Per la costruzione di questo nuovo edificio sacro venne bandito un concorso cui parteciparono gli architetti R. e A. Berlam di Trieste, F. Matouschek ed E. Adler di Budapest, E. Forh e J. Sandy di Budapest, E. Lindner e T. Schreier di Vienna; risultarono vincitori i Berlam, padre e figlio (23.6.1904). I lavori di costruzione iniziarono nel 1908 e si conclusero nel 1912; l'edificio venne inaugurato il 27 giugno 1912. Il Tempio Israelitico di Trieste è considerato uno degli edifici di culto ebraico più importanti d'Europa e il più significativo esempio - assieme al Tempio Israelitico di Torino - di sinagoga italiana moderna.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

GIOVANNI San (piazza)

Piazza San Giovanni: Città Nuova-Barriera Nuova. Al termine Denominazione ottocentesca suggerita dal nome dell'acquedotto romano, detto di San Giovanni perché percorre la omonima vallata, il cui tracciato originariamente attraversava questo sito raggiungendo, più oltre, l'attuale piazza dell'Unità d'Italia. Con Delibera del Podestà d.d. 5.3.1938 si decise di mutare il nome di piazza San Giovanni in quello di «piazza Caduti Fascisti»; questa nuova denominazione venne soppressa con Delibera Commissario Prefettizio numero 648 d.d. 4.9.1943 (conf. Del. Pres. numero 407 d.d. 6.7.1946).
L'edificio principale che prospetta la piazza è palazzo Diana al numero civico 5, costruito nel 1882 per il commerciante M. Diana (grog. ing. C. Holzner), sede dal 1948 della sezione provinciale della Democrazia Cristiana e al cui pianterreno si trova l'ottocentesca farmacia «All'Ercole Trionfante»; al numero civico 3 si trova palazzo Minerbi (architetto F. Angeli, 1880) mentre al numero civico 4 si trova casa Gentilli (ing. C. Vallon, 1882, ristrutturata nel 1890 dall'ing. E. Geiringer). Al centro della piazza, sul sito già occupato da una fontana risalente al 1866, venne eretto nel 1906 il monumento marmoreo dedicato a G. Verdi, inaugurato il 27 gennaio 1906 (scultore A. Laforet); distrutto dai filoaustriaci nel 1915 a seguito della dichiarazione di guerra dell'Italia all'impero austroungarico, venne rifatto in bronzo nel 1926 dalla fonderia Savini e Ripamonti di Milano. Reca scolpite, sul basamento in pietra calcarea, le parole: «ERETTO NEL MARMO / DALLA FEDE DEI CITTADINI / IL XXVII GENNAIO MCMVI / DISTRUTTO DA ODIO NEMICO / IL XXIII MAGGIO MCMXV / VOLLE IL COMUNE / CHE QUI RISORGESSE NEL BRONZO / IL XXIV MAGGIO MCMXXVI /».

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981. 

 

 

 

 

 

GOLDONI Carlo (piazza)

Piazza Carlo Goldoni: Barriera Vecchia-Città Nuova-Barriera.

L'attuale piazza Goldoni ha cambiato più volte denominazione; nel Settecento si chiamava piazza San Lazzaro, dal 15 giugno 1886 divenne piazza delle Legna, denominazione frequente anche in altre città italiane. Nel 1902, la piazza prese il nome di Carlo Goldoni; nel periodo 1915-1918, dopo la dichiarazione di guerra dell'Italia all'Austria-Ungheria, venne ripristinato il toponimo ottocentesco; dal 1919 ritornerà ad essere piazza Goldoni.

La primitiva denominazione Piazza delle Legna si deve al mercato che venne a costituirsi spontaneamente nella distesa che si apriva dopo il Corso e che riforniva di legna la città con gli alberi della collina di Montuzza.

La palazzina Tonello (civico 1), già sede degli uffici di redazione del Piccolo (dal 1897), venne incendiata nel 1915; alla fine del conflitto fu restaurata; al numero civico 10 si trova casa Caccia, su progetto dell'architetto G. Berlam, 1875.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.
 

 

 

 

 

 

GRANATIERI (largo)

Largo Granatieri: San Vito-Città Vecchia. Attiguo a piazza Piccola, dietro il Palazzo municipale. C.A.P. 34121.
Delibera del Consiglio Comunale numero 206 d.d. 29.5.1951 questo largo, creato con le demolizioni degli anni Trenta e fino a quell'epoca privo di intitolazione, venne denominato «largo Granatieri», a ricordo del corpo di soldati specializzati dell'Esercito italiano (fanteria), chiamato «granatieri» nel 1567 perché costituito da lanciatori di granate a mano; la Brigata Granatieri fu una delle prime ad essere ricostituite dopo l'armistizio. L'ampio e moderno palazzo dell'anagrafe, sede di uffici comunali (ingresso passo Costanzi numero 1), venne eretto nel 1958 su progetto (1954) degli architetto A. Cervi e R. Boico. Al numero civico 2 di largo Granatieri, invece, si trova l'ingresso dell'ala nuova del municipio, un edificio costruito su progetto dell'ing. V. Privileggi (1937) sul sedime di alcune antiche abitazioni, già con ingresso su via Malcantonumero
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

HORTIS Attilio (piazza)

Piazza Attilio Hortis: San Vito-Città Vecchia. Tra via dell'Annunziata e via S. Giorgio. C.A.P. dal numero 1 al numero 5: 34123; dal numero 6 a fine: 34124. Già piazza Lipsia, con Delibera della Giunta Municipale d.d. 28.3.1919 numero IX-31/5-19 venne denominata «piazza degli Studi» (per la presenza dell'edificio sede dell'Istituto Nautico e del palazzo della Biblioteca Civica); con Delibera della Giunta Municipale d.d. 26.4.1926 numero 37/5-VIII-31/12/2-26, ottenuta l'autorizzazione dal Ministero della Pubblica Istruzione, la piazza venne intitolata all'umanista e patriota Attilio Hortis, nato a Trieste il 13 maggio 1850, primogenito dell'avv. Arrigo, noto esponente del partito liberale nazionale giuliano. Giovane intelligente e brillante fin dagli anni che videro la sua frequentazione del Ginnasio comunale, Attilio Hortis studiò poi contemporaneamente a Padova giurisprudenza e lettere: laureatosi in giurisprudenza nel 1871 (ripetuti poi alcuni esami nel 1872 a Graz per ottenere il riconoscimento da parte del governo austriaco) esercitò per poco tempo l'avvocatura, dedicandosi poi completamente agli studi letterari. Nel 1872, a ventidue anni, ottenne l'incarico di direttore della Biblioteca Civica di Trieste, nel 1875, a venticinque anni, divenne direttore dell'Archeografo Triestino. Alla sua attività di studioso sono dovuti fondamentali contributi apparsi in quegli anni: il volume Scritti inediti di Francesco Petrarca (Trieste 1874), lo studio Alcune lettere di Pietro Metastasio pubblicate dagli autografi (Trieste 1876) e l'importante lavoro Studi sulle opere latine del Boccaccio (Trieste 1879); opere che gli valsero consensi e riconoscimenti unanimi da parte della critica nazionale ed europea, cui seguirono l'offerta della cattedra di Filologia romanza all'Università di Graz e della Prefettura della Biblioteca nazionale di Roma, incarichi che Hortis tuttavia non accettò. Proprio in quegli stessi anni la sua attività di studioso conobbe una nuova fase; anche a seguito delle ridotte possibilità economiche - dovute alla morte del padre, del quale si accollò alcuni debiti rimasti insoluti - rinunciò alle lunghe e dispendiose ricerche sulla storia letteraria italiana, pur continuando a seguire l'attività scientifica sugli argomenti prediletti e intervenendo ancora con notevoli saggi critici. Profuse allora maggiore impegno nell'attività politica, militando nelle file del partito liberale nazionale giuliano e divenendo uno degli esponenti politici più amati dalla cittadinanza, oltre ad essere quello culturalmente più preparato; nel 1897 risultò eletto deputato al Parlamento di Vienna e in quell'assise operò per oltre un decennio con rara capacità: celebre è il discorso da lui tenuto in lingua tedesca nel 1902 a favore dell'università italiana a Trieste, nel quale - ricorda M. Gentile - «manifesta in una forma che nella sua esemplarità può essere definita classica [la] vitale consonanza tra dottrina e sentimento, tra l'autorità dello studioso di fama universale e la precisa rilevanza del mandato rappresentativo». Parallelamente all'attività politica, e più volte anche in funzione di questa, Hortis si dedicò quindi alla storia patria, interessandosi in particolare del basso Medioevo e pubblicando contributi di notevole rilievo, dedicandosi alla raccolta dei materiali per una progettata storia della cultura giuliana, purtroppo non compiuta, della quale fornì una sorta di anticipazione nei tre manoscritti La chiesa, Il commercio e La pubblica istruzione che gli valsero, già nel 1883, il premio Rossetti. Dell'attività storicoletteraria di Hortis è da rilevare, ancora, un aspetto che lo distinse per metodo scientifico e per modernità di proponimento. Nell'opera storica di Hortis, infatti, è ben distinguibile una posizione maturata dallo studioso e dovuta in non poca misura al carattere dei lavori compiuti fin dalla giovinezza: quella relativa al modo di fare storia locale, anche storia politica nel caso specifico, superando il gusto dell'erudizione tardo-ottocentesca tipica di un Kandler - per la cui opera, comunque, nutriva grande ammirazione - inquadrando la storia cittadina nel più vasto àmbito della storia nazionale ed europea. Si tratta, come accennato, di una impostazione moderna, che porta al superamento del particolarismo geografico e alla relativizzazione del concetto di storia locale; una necessità ben presente oggi alla generazione di studiosi intellettualmente più maturi, il cui operato rivela sempre maggiore attenzione per le nuove prospettive della storia locale. Al termine del primo conflitto mondiale Hortis venne nominato senatore (24 febbraio 1919) e pure a Roma continuò intensamente l'attività politica in favore della Venezia Giulia. Studioso e uomo politico di ormai riconosciuto Trieste il 23 febbraio 1926. Al numero civico 1 di piazza Hortis si trova l'Istituto Tecnico Nautico Statale «Tomaso di Savoia Duca di Genova»,  dall'antica Accademia reale e di nautica, ospitato oggi in un edificio costruito nel 1877 su progetto dell'ing. Giovanni Righetti. E posto nel mezzo del giardinetto che occupa gran parte della piazza il busto marmoreo di A. Hortis, opera dello scultore G. Mayer; reca il numero civico 4 palazzo Maurizio (o Bisserini), costruito nel 1802, ristrutturato nel 1817 dall'architetto P. Nobile, che lo alzò di un piano, sede della Biblioteca Civica dal 1820 e dal 1856 del Museo Civico di Storia Naturale (fino al 1924 Civico Museo Ferdinando Massimiliano).
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

IRNERI Ugo (largo)

Largo Ugo Irneri: San Vito-Città Vecchia. Alla confluenza tra viale R. Gessi e passeggio S. Andrea. C.A.P. 34123. Già tratto di passeggio Sant'Andrea, ebbe questa denominazione dal 28.12.1987, suggerita dalla presenza del nuovo palazzo del Lloyd Adriatico di Assicurazioni, istituto fondato da Irneri. Ugo Irneri (Hirn) nacque a Trieste il 26.1.1896; laureatosi dottore commercialista, si impegnò nel ramo assicurativo e nel 1936, assieme ad alcuni colleghi, fondò la «Società Anonima Cooperativa Sabauda di Assicurazioni» cui si aggiunse nel 1938 la «Mutua Sabauda Malattie», entrambe fuse nel 1939 nella «Mutua Sabauda di Assicurazioni» che nel 1946 divenne «Lloyd Adriatico di Assicurazioni e Riassicurazioni» con sede in Venezia.
Dal 1956, ormai società per azioni, il Lloyd Adriatico ebbe nuovamente sede a Trieste, in via del Lazzaretto Vecchio. Ugo Irneri, che come presidente della società diede un contributo non indifferente all'impresa assicurativa italiana, lasciò la direzione nel 1971 assumendo la carica di presidente onorario e pubblicò un'autobiografia dal titolo Cinquant'anni di battaglie: memorie di un assicuratore. Nominato Cavaliere del Lavoro nel 1978, morì a Trieste il 2 gennaio 1979.
Al numero civico 1 di largo Irneri si trova oggi il nuovo palazzo del Lloyd Adriatico, costruito nel 1986 (grog. architetto Celii e Tognon) sui terreni già occupati dagli edifici della fabbrica macchine di Sant'Andrea.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

LEGNAMI (piazzale dei)

Piazzale dei Legnami: Servola-Chiarbola. Tra via I. Svevo e via degli Alti Forni. C.A.P. 34145.
Risale al 6.4.1956 (Delibera del Consiglio Comunale numero 60) questa intitolazione, «dall'uso del piazzale come porto di legnami» (così dalla motivazione). Lo scalo legnami era situato originariamente nella zona di Campo Marzio, nel sito oggi occupato dalla stazione ferroviaria di Sant'Andrea; per la costruzione di questa stazione, fin dal 1902, si rese necessario il trasferimento dello scalo legnami ai piedi del colle di Servola, su di un vasto terreno (190.000 mq.) ottenuto con l'interramento di un tratto di mare.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

LIBERTÀ (piazza della)

Piazza della Libertà: Città Nuova-Barriera Nuova. Dinanzi alla stazione ferroviaria centrale, all'inizio di viale Miramare. C.A.P. numero 1: 34135; dal numero 2 al numero 7: 34132; dal numero 8 a fine: 34135.
Già piazza della Stazione, divenne «piazza della Libertà» con Delibera della Giunta Municipale d.d. 28.3.1919 numero IX-31/5-19.
È una della principali piazze della città, importante perché offre la prima impressione di Trieste al viaggiatore che vi giunge per la strada Costiera o per ferrovia. Al numero civico 1 si trova casa Catolla, pregevole edificio costruito nel 1898 (prog. 5.4.1897) dall'ing. Giusto Catolla, con ingresso su corso Cavour; al numero civico 2 è l'imponente palazzo Panfilli, la cui costruzione, terminata nel 1881, venne effettuata dagli ingegneri Giov. Berlam, Giov. Righetti e Giov. Scalmanini su progetto (d.d. 26.8.1878) degli architetti viennesi Anton Gross e Wilhelm Jelinek; reca il numero civico 3 casa Brunner, costruita nel 1873 su progetto (17.5.1871) dell'ing. Giuseppe Naglos; al numero civico 4 si trova invece palazzo Miller, costruito nel 1878 dall'impr. Giov. Batt. Dreina su progetto dell'architetto G. Bruni per la ditta Miller & Comp. (prog. 28.8.1876); al numero civico 5 è palazzo Kalister (proprietà Parisi dal 1911), in stile neogreco, costruito nel 1881 su progetto (2.9.1879) dell'architetto Giov. Scalmanini, con la collaborazione dell'architetto Luigi Zabeo per la parte decorativa. Reca invece il numero civico 6 un'altra casa Catolla (poi, dal 1894, proprietà Parisi), eretta nel 1883 su progetto (15.8.1882) dell'architetto Francesco Catolla. Notevole è al numero civico 7 palazzo Economo, in stile neogreco, costruito nel 1887 su progetto (16.12.1884) dell'architetto Giov. Scalmanini con la collaborazione per la parte decorativa dell'architetto L. Zabeo; oggi accoglie la Galleria di Arte Antica e la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici, Archeologici, Artistici e Storici del Friuli-Venezia Giulia (B.A.A.A.A.S.). Segue, al numero civico 8, la stazione ferroviaria centrale, inaugurata il 19 giugno 1878 (prog. architetto Flattich), che sostituì il primitivo edificio risalente al 1856 ubicato altrove. Più moderno è invece l'edificio destinato a Stazione comunale delle autolinee (1935, architetto U. Nordio), mentre al 1951 risale la costruzione riservata a Mensa comunale (numero civico 12) (inaugur. 19.12.1951, prog. dell'Ufficio Tecnico Comunale). Nel giardino di fronte alla stazione venne inaugurato il 25 marzo 1889 il monumento commemorativo del quinto centenario della dedizione di Trieste all'Austria (1382-1882); di buona fattura, era costituito da un basamento sul quale poggiava un gruppo marmoreo raffigurante ruderi romani e sovrastato da un obelisco, mentre Trieste era allegoricamente rappresentata da una bronzea figura femminile che sorgeva da quelle rovine. L'intero monumento era poi cinto da una bassa cancellata in bronzo recante, ai quattro angoli, quattro interessanti fanali pure di bronzo. Il progetto del monumento fu steso dallo scultore dalmata Ivan Rendic, la statua venne fusa a Vienna dallo scultore Poeninger. Sul basamento era incisa l'epigrafe dettata da don Pietro Tomasin: «PRAEVIDENS MAIORUM CONSILIUM TERGESTINAM PRAECLARAM URBEM / PRID. KAL. OCTOBRIS MCCCLXXXII LEOPOLDO III PIO AUSTRIAE DUCI / SPONTE OBTULIT / ET NEPOTES EMPORII INCOLAE / SEDENTE FRANCISCO JOSEPHO / AUG. IMPERATORE ET REGE APOSTOLICO / HOC FIDELITATIS AVITAE MONUMENTUM / AERE CONLATO / EREXERE A.D. MDCCCLXXXIX / QUOD BONUM FAUSTUMQUE SIT / » .
Un disco marmoreo decorato di tredici stemmi ricordava le antiche tredici casate triestine. Il monumento venne demolito nel 1936: la statua bronzea venne fusa (con eccezione della testa che finì nella collezione de Henriquez), l'obelisco fu abbandonato nei depositi comunali, le pietre del basamento furono adoperate per la costruzione dell'edicola contenente l'immagine sacra della Madonna in piazzale Monte Re a Opicina, la cancellata venne destinata a decorazione del Museo del Risorgimento di villa Basevi, i quattro fanali vennero posti alle imboccature del nuovo ponte «rosso» sul Canal Grande (oggi ne rimangono superstiti solo due), il disco con gli stemmi delle tredici casate è stato posto nel castello di San Giusto. Nell'altro giardinetto, quello già prospiciente il Silos e oggi in gran parte scomparso con la costruzione della Stazione comunale delle autolinee, venne collocato nel 1912 il monumento commemorativo dell'imperatrice Elisabetta, moglie di Francesco Giuseppe I (scultore Ferdinando Seifert), smontato dopo il primo conflitto mondiale e oggi in attesa di nuova destinazione.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

LUCIA Santa (piazzetta)

Piazzetta Santa Lucia: San Vito-Città Vecchia. Tra via Santi Martiri e via dei Crociferi. C.A.P. 34124.

Denominazione già esistente nell'Ottocento, suggerita dalla presenza di una chiesetta dedicata a quella Santa, già scomparsa alla fine del XVIII secolo.
In piazzetta Santa Lucia, di fronte alla chiesa della B.V. del Soccorso, si trova il nuovo ingresso della Curia Vescovile, aperto in questo dopoguerra contemporaneamente ad altri lavori di ristrutturazione del palazzo (prog. architetto V. Frandoli); all'interno venne posta una lapide commemorativa con l'iscrizione dettata da Mons. G. Del Ton: «VETERIBUS AEDIBUS PENITUS REFECTIS / NOVA CONTIGNATIONE EXSTRUCTA / APTO ORDINE DISPOSITA CONCLAVIUM SERIE / UT ADEUNTIBUS COMMODIOR INGRESSUS PATERET / UTQUE OFFICIALIBUS EXPEDITIOR / MUNERUM PERFUNCTIO CONTINGERET / IN HANG NOBILIOREM AMPLIOREMQUE FORMAM / EPISCOPALIS CURIA / REDACTA / ANNO MCMLVI /».
In uno dei cortili interni è stata ripristinata, per cura di Mons. L. Parentin, una lapide barocca già posta sulla facciata della chiesetta di San Francesco da Paola, lì vicino costruita nel 1733 e abbattuta dopo il 1784; reca l'iscrizione: «D.O.M. / SACELLUM ET CONFRATERNITAS 1 AD DIVI FRANCISCI DE PAULA /
HONOREM ERECTAE / AC CAROLI VI PII IMPERATORIS / CAESAREIS INSIGNIBUS / DECORATAE DIE XXIX APR. LIS / MDCCXXXIII /».

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

LUIGI San (campo)

Campo San Luigi: Barriera Vecchia/Chiadino-Rozzol. Al termine di via del Farneto. C.A.P. 34142.
Denominazione apposta nel 1912, suggerita dal nome di una cappella già esistente nelle vicinanze, costruita nel 1770 dal commerciante Antonio Rossetti e soppressa nel 1784; era dedicata a San Luigi Gonzaga. La nuova chiesa di San Luigi, invece, benedetta nel 1949 ed eretta a sede parrocchiale nel 1954, si trova all'angolo tra le vie C. Archi e B. Biasoletto.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

MADONNA DI GRETTA (piazzale)

Piazzale Madonna di Gretta: Roiano-Gretta-Barcola. Al termine di salita alla Madonna di Gretta. C.A.P. 34136.
Questo piazzale, il cui nome non compare nello stradario ufficiale del Comune di Trieste, venne così battezzato con Del. Pres. numero 356 d.d. 14.6.1946. Il toponimo fa riferimento alla vicina chiesa dei Padri Carmelitani Scalzi (ingr. via dei Carmelitani, 10), dedicata a Maria Decor Carmeli, aperta al culto nel 1937; secondo altri studiosi il nome deriva dalla presenza, lì vicino, di una immagine sacra della Madonna.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

MARTIRI DELLA RISIERA (largo)

Largo Martiri della Risiera: Valmaura-Borgo San Sergio. Tra le vie dei Macelli, Rio Primario e il ratto della Pileria. C.A.P. 34148.

Intitolazione disposta Delibera del Consiglio Comunale numero 494 d.d. 17.10.1975. Ricorda genericamente quanti trovarono la morte, durante gli ultimi anni del secondo conflitto mondiale, nella vicina risiera di San Sabba.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

MIONI Ugo (largo)

Largo Barriera Vecchia. Largo compreso tra le vie E.P. Salem, della Tesa e viale G. D'Annunzio. C.A.P. 34137.
Delibera del Consiglio Comunale numero 389 d.d. 9.7.1962 si stabilì di denominare «largo don Ugo Mioni» il «tratto terminale della via Conti». Tale intitolazione venne tuttavia modificata in «largo Ugo Mioni» Delibera del Consiglio Comunale numero 364 d.d. 21.6.1963, dopo l'intervento della Società di Minerva la quale, a richiesta di un parere, comunicò (nota d.d. 15.10.1962) di ritenere «più propria una intitolazione Largo Ugo Mioni, senza il don in quanto il suo valore educativo sta soprattutto nell'opera narrativa di educazione della gioventù. Alla stessa guisa di Antonio Stoppani, pure sacerdote, che viene ricordato per la sua opera col solo nome e cognome. Sembra, pertanto, a questa Società che proprio per dare il giusto valore dovuto all'opera di Mioni, sarà giusto ricordarlo nelle tabelle stradali col solo nome e cognome e con l'indicazione Sacerdote e scrittore». Ugo Mioni nacque a Trieste il 16 agosto 1870; studiò teologia al Seminario di Gorizia e si laureò in filosofia e sacra teologia nell'Università Gregoriana di Roma. Ordinato sacerdote, fu a Trieste cooperatore parrocchiale di Sant'Antonio Vecchio (B.V. del Soccorso) e nel primo dopoguerra si trasferì ad Alba. Nel 1932 entrò come terziario regolare nel convento di San Domenico di Fiesole con il nome di Padre Giacinto. Rivelò fin da giovane le sue doti di scrittore, fu attivo collaboratore dei giornali cattolici giuliani e dal 1895 cominciò una intensa attività di scrittore pedagogo; fu autore di quasi cinquecento opere narrative per ragazzi, libri di avventura, divulgatore di storia civile ed ecclesiastica, autore di libri di dottrina teologica. Morì nel monastero di Montepulciano il 9 febbraio 1935.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

MONTE RE (piazzale)

Piazzale Monte Re: Altipiano Est (Villa Opicina). Lungo via Nazionale, davanti alla Scuola Elementare Statale. C.A.P. 34016.

Questo piazzale, ricavato nei primi anni del secolo con il prosciugamento di uno stagno, venne battezzato con Delibera del Podestà d.d. 8.11.1929 numero 63151- V-31152-29 «piazzale principe Umberto»; con Delibera del Podestà numero 498 d.d. 10.6.1944 la denominazione venne mutata in «piazzale Monte Re», dal nome del massiccio, oggi in territorio jugoslavo (altezza m. 1209), così chiamato già dai tempi di Paolo Diacono (Mons Regis). Sembra certo che fu così designato perché vi salì Alboino re dei Longobardi; sembra pure che questo stesso monte si chiamasse anteriormente Ocra, voce prelatina con significato di «aguzzo», «appuntito». L'altro nome del monte, Nanos (usata originariamente soltanto presso gli sloveni) è di incerta origine. In piazzale Monte Re si trova una edicola, contenente un'immagine della Madonna, costruita negli anni Trenta utilizzando blocchi marmorei già costituenti il monumento commemorativo della dedizione di Trieste all'Austria (piazza della Stazione, oggi della Libertà); reca invece il numero civico 2 la scuola elementare di Opicina, con annessa scuola di lingua slovena intitolata a F. Bevk, costruita su progetto dell'architetto G. Gartner (1909, lavori terminati nel 1912) e ristrutturata nel 1934 con la sopraelevazione di un piano.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

 

NICCOLINI Giambattista (largo)

Largo Giambattista Niccolini: Barriera Vecchia. Al termine di via M. d 'Azeglio, tra le vie Vittorio Alfieri e Giovanni Pascoli. C.A.P. 34129.
Denominazione apposta con delibera Giunta Municipale d.d. 28.3.1919 n. IX - 31/5-19. Giambattista (Giovanni Battista) Niccolini nacque a Bagni di San Giuliano (Pisa) nel 1782; poeta tragico, partecipò attivamente al movimento patriottico italiano. Già imprigionato nel 1799 all'epoca delle repressioni seguite agli avvenimenti francesi, fu repubblicano liberale e anticlericale, esprimendo i propri ideali anche nelle sue opere più significative, quali Nabucco, Giovanni da Procida e Arnaldo da Brescia. Morì a Firenze nel 1861 Al n. civ. 3-4 di largo G. Niccolini si trova la caserma del Corpo provinciale dei vigili del fuoco, già «appostamento» principale del «Corpo dei civili contro gl'incendi», ampliato nel 1902 con l'acquisto del fondo già n. tav. 613.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

OBERDAN Guglielmo (piazza)

Piazza Guglielmo Oberdan: Città Nuova-Barriera Nuova. Lungo via G. Carducci, all'inizio di via Giustiniano. C.A.P. nn. 1, 2, 3, 8: 34122; rimanenti numeri: 34133.
Con delibera Giunta Municipale d.d. 11.11.1918 n. IX-47/5-18 la vecchia piazza della Caserma venne intitolata a G. Oberdan; l'attuale piazza venne ricavata con la demolizione della Caserma grande (1925-1927). Guglielmo Oberdan (Oberdank) nacque a Trieste, in una casa all'angolo via Carpison-via S. Francesco oggi scomparsa, il 1" febbraio 1858; studiò a Trieste e frequentò il Politecnico di Vienna (1877-1878); arruolato nel 1878, disertò l'Esercito austriaco riparando in Italia, ove partecipò intensamente all'attività dei circoli irredentisti. Repubblicano e democratico, Oberdan ritornò a Trieste nel 1882 in occasione della visita dell'imperatore Francesco Giuseppe, prevista nell'ambito delle manifestazioni celebrative del quinto centenario della dedizione di Trieste all'Austria, con l'intenzione di attentare alla vita del sovrano onde richiamare l'attenzione pubblica sul problema dell'irredentismo giuliano. Arrestato a Ronchi ancor prima di arrivare a destinazione, venne processato e condannato all'impiccagione. La sentenza venne eseguita nel cortile della Caserma grande il 20 dicembre 1882. Nel cimitero militare di Trieste, presso il confine con il cimitero israelitico, si nota l'epitaffio: «L'AUSTRIA / INDARNO QUI NASCONDEVA / LA SALMA DI / GUGLIELMO OBERDAN / TENACE AMORE FRATERNO / NE RINTRACCIAVA / DOPO IL XL ANNO LE OSSA / PER DEPORLE NEL SEPOLCRO / DEGLI EROI TRIESTINI / MCMXXII /».
Al n. civ. 1 di piazza G. Oberdan si trova casa Guetta (1837, arch. N. Pertsch), sede di un albergo dagli anni Trenta, danneggiata durante il secondo conflitto mondiale e ristrutturata nel secondo dopoguerra; reca il n. civ. 3 palazzo Vianello (1903-1904, arch. R. Berlam), con motivi scultorei dell'artista G. Marin (al quale si deve pure il possente leone alla sommità); segue al n. civ. 4 l'edificio costruito per la R.A.S. su progetto (1935-1936) dell'arch. U. Nordio (sulla facciata prospiciente via G. Carducci campeggia un leone di S. Marco scolpito da U. Carà): all'interno vi è un affresco di Achille Funi e un pavimento a mosaico di Felicita Lustig Frai. All'angolo con via Giustiniano (n. civ. 5) è il palazzo già sede della TELVE e dell'E.I.A.R., eretto nel 1930 su progetto dello stesso U. Nordio (attualmente è sede triestina della S.I.P.). L'edificio sede del Consiglio regionale della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia (istituita 1964, Statuto speciale approvato con legge costituzionale d.d. 31.1.1963 n. 1) venne costruito nel 1939 per l'Ufficio del Lavoro su progetto di R. Battigelli e U. Nordio, e ristrutturato nel 1966 su progetto degli arch. U. Nordio e A. Cervi. Chiude l'esedra il palazzo dell'Istituto Nazionale delle Assicurazioni, eretto nel 1929 su progetto dell'arch. G. Giovannozzi.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

OSOPPO (largo)

Largo Osoppo: Roiano-Gretta-Barcola. Alla confluenza delle vie S. Santi, Aquileia, Gemona, Gradisca e Venzone. C.A.P. 34136.
Questo largo, già tratto di via Bonomea, ebbe nuova intitolazione con Delibera del Consiglio Comunale n. 597 d.d. 16.4.1974. Osoppo, comune in provincia di Udine (ab. 2526), è insediamento antico il cui nome, di origine preromana, appare ricordato fin dall'Alto Medioevo. Dal XIII secolo fu feudo di una nobile famiglia che l'ottenne dal patriarca Gregorio di Montelengo e nel 1328 divenne feudo dei Savorgnan. Passata sotto il dominio di Venezia nel 1419, la cittadina di Osoppo divenne austriaca dopo la caduta della Repubblica di San Marco e, con l'intervallo delle occupazioni napoleoniche, rimase tale fino al primo conflitto mondiale. Al centro di un moto insurrezionale patriottico nel 1848, Osoppo fu alla fine del secondo conflitto mondiale uno dei punti di riferimento per la costituzione di formazioni partigiane, che dalla cittadina presero anche il nome. Il terremoto del 1976 investì anche questa località, causando ingenti danni soprattutto al patrimonio storico artistico. Monumenti principali: la chiesetta di S. Giacomo (XV sec.), restaurata dopo il 1976 e la chiesa di S. Rocco, pure restaurata. La parrocchiale di S. Maria in Nives, nota fin dal XIII secolo e riconsacrata nel 1745, non è stata più ricostruita dopo il sisma.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

 

OSPITALE (piazza dell')

Piazza dell'Ospitale: Barriera Vecchia/Città Nuova-Barriera Nuova. Davanti all'Ospedale Maggiore. C.A.P. 34129.
Denominazione ottocentesca; è interessante osservare che nell'odonomastica ufficiale di Trieste si è ancora conservata la forma letteraria/antiquata Ospitale in luogo del termine Ospedale, oggi più diffuso e più facilmente accettabile nella popolazione. Il toponimo venne suggerito dalla presenza dell'Ospedale Civico, poi detto «Maggiore», costruito sui fondi Cassis-Hofman negli anni 1837-1840 su progetto dell'arch. A. Juris (con interventi dell'arch. D. Corti), elaborato sul modello edilizio dell'Allgemeines Krankenhaus di Vienna. Intitolato nel primo dopoguerra «Ospedale Regina Elena», dal 1923 gli Ospedali Riuniti (Maggiore e della Maddalena) vennero costituiti in Ente Morale. Con la costruzione del moderno centro ospedaliero di Cattinara, molte delle funzioni già assegnate al «Maggiore» sono state trasferite al nuovo ospedale.
La chiesa di San Giuseppe dell'Ospedale Maggiore venne eretta a parrocchia nel 1892 e oggi comprende l'Ospedale di S. Maria Maddalena, l'Ospedale Infantile (unito nel 1941), l'Ospedale Santorio Santorio (unito nel 1941) e l'Ospedale di Cattinara.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

PANFILI Odorico (largo)

Largo Odorico Panfili: Città Nuova-Barriera Nuova. Lungo via Trento, dietro il palazzo delle Poste. C.A.P. 34132.
Già piazza dei Carradori, mutò denominazione nel 1883. Con nota d.d. 12.9.1883 la Delegazione Municipale comunicò alla Comunità evangelica di confessione augustana - la cui chiesa si trova al centro del largo - l'intenzione di intitolare il sito «largo» o «piazzetta degli Augustani»; i rappresentanti della Comunità, con lettera d.d. 12.10.1883, suggerirono la denominazione di «piazzetta della chiesa evangelica» oppure, subordinatamente, di «piazzetta Martino», in onore di Martin Lutero. Con delibera Del. Mun. n. 35425 d.d. 22.10.1883 venne stabilito di intitolare il sito piazzetta della chiesa evangelica. Con Delibera del Podestà n. 501 d.d. 4.7.1942 il nome venne nuovamente mutato; tuttavia la denominazione «largo Odorico Panfili» che compare tanto nello stradario ufficiale del Comune di Trieste quanto nella segnaletica stradale è imprecisa nel riportare il nome di colui che si volle ricordare. Teodorico Panfilli nacque a Budapest il 2 settembre 1911; laureatosi in medicina, lasciò Trieste, città nella quale la sua famiglia viveva da oltre un secolo e mezzo avendo per molto tempo diretto un cantiere navale, nel 1936 per arruolarsi nell'Esercito, ottenendo di essere assegnato come sottotenente medico al 70 " Battaglione Coloniale in Abissinia. Cadde a Sellassiè (Africa Orientale) il 17 luglio 1938 e alla sua memoria venne conferita la medaglia d'oro al valor militare, con la motivazione: «Teodorico Panfilli, di Trieste, Tenente Medico del LXX" Battaglione Colonia. Ufficiale medico di una colonna impegnata contro soverchianti forze nemiche, volontariamente assumeva il comando di una squadra e teneva bravamente testa alla irruenza dell'avversario. Costretto a ripiegare in una posizione sistemata a difesa e saputo che un suo collega era stato gravemente ferito, si slanciava fuori della posizione, volontariamente per la ricerca del collega. Ferito una prima volta ad un fianco non desisteva dallo scopo e, trovato l'ufficiale già cadavere, provvedeva ad occultarlo per evitare lo strazio della salma. Durante tale suo pietoso ufficio trovava gloriosa morte. Esempio fulgido di eroismo e di elevatissimo senso del dovere. Selassiè, 17 luglio 1938». Al centro del largo, di fronte all'edificio già sede del Ginnasio comunale (1882-1883, prog. ing. F. Boara, esecuz. arch. P. Palese), si trova la chiesa della Comunità evangelico-augustana, notevole edificio in stile neogotico, eretta nel 1870-1871 dagli arch. F. Scalmanini e G. Berlam su progetto dell'arch. C. Zimmerman di Elbing; venne consacrata nel 1874. Restaurato negli anni 1983-1985, l'edificio sacro è attualmente sede anche di concerti musicali.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

PAPA GIOVANNI XXIII (largo)

Largo Papa Giovanni XXIII: San Vito-Città Vecchia. Tra via Duca d'Aosta e via dell'Università, C.A.P. 34123.
Già tratto di via Duca d'Aosta, questo largo venne così battezzato con Delibera del Consiglio Comunale n. 181 d.d. 15.3.1966, in deroga alla legge n. 1188 d.d. 23.5.1927. Giovanni XXIII, al secolo Angelo Giuseppe Roncalli, nacque a Sotto il Monte nel 1881; cappellano militare durante il primo conflitto mondiale, divenne Arcivescovo nel 1925 e fu incaricato di alcune missioni diplomatiche, essendo visitatore apostolico in Bulgaria (1925), vicario apostolico in Turchia ed in Grecia (1935), nunzio apostolico a Parigi (1944). Nel 1953 divenne cardinale e patriarca di Venezia e nel 1958 venne eletto Papa. Durante il suo pontificato venne indetto il Concilio ecumenico Vaticano II ed emise le encicliche Mater et Magistra e Pacem in Terris. Morì a Roma nel 1963. Angelo Giuseppe Roncalli, cardinale e non ancora Papa, fu a Trieste nel 1955 in occasione del XXXIII congresso della Gioventù Universitaria Cattolica, svoltosi al Politeama Rossetti. Al n. civ. 1 di largo Papa Giovanni XXIII si trova il Civico Museo Sartorio, che ha sede nella neoclassica villa che la baronessa Anna Segrè Sartorio legò in morte al Comune di Trieste (1944). Il Museo venne aperto nel 1950. Al n. civ. 7 si trova palazzo Vivante (o Corti), eretto tra il 1842 ed il 1844 su progetto dell'arch. D. Corti, ristrutturato alla fine dell'Ottocento dall'arch. Koenig di Vienna e restaurato nel 1905 su progetto degli arch. A. Ziffer e R. Dick.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

PERUGINO (piazza del)

Piazza del Perugino: Barriera Vecchia. Lungo via delle Settefontane, tra le vie C. Gregorutti e Conti. C.A.P. 34138. Denominazione apposta nel 1912.
Pietro di Cristoforo Vannucci detto il Perugino nacque a Città della Pieve (Perugia) tra il 1445 ed il 1450 e morì a Fontignano (Perugia) nel 1523. Celebre pittore formatosi nell'ambiente umbro e toscano di P. della Francesca e del verrocchio, eseguì in età giovanile i pannelli con le Storie di S. Bernardino (Galleria Nazionale dell'Umbria, Perugia) e nel 1478 si trasferì a Roma, ove lavorò anche nella cappella Sistina eseguendovi alcuni affreschi. Nella ritrattistica vanno ricordati l'Autoritratto (Collegio del Cambio, Perugia) e il Ritratto di Francesco delle Opere (Galleria degli Uffizi, Firenze). Da rammentare infine gli affreschi eseguiti (1498-1500) per la sede del Collegio del Cambio a Perugia. In piazza del Perugino sorgono importanti caseggiati dell'I.A.C.P., tra cui quello al n. civ. 6 (1922) e quello al n. civ.7 (1922); in precedenza vi era soltanto il mercato pubblico.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

PESTALOZZI (largo del)

Largo del Pestalozzi: San Giacomo. Tra le vie dell'Istria e del Molino a Vento. C.A.P. 34137. Denominazione apposta nel 1908.
Johann Heinrich Pestalozzi, educatore e pedagogo svizzero, nacque a Zurigo nel 1746 e morì a Brugg (cantone di Berna) nel 1827. Lasciati gli studi teologici e giuridici e fallito il tentativo di creare un'azienda agricola per la rieducazione morale dei ceti sociali più bassi (1775), si dedicò completamente agli studi di pedagogia e nel 1781 pubblicò il romanzo pedagogico Lienhard und Gertrude. Nel 1798, dopo la nascita della Repubblica Elvetica, fondò un orfanotrofio e nel 1800 fondò un istituto per la formazione di insegnanti elementari. Tra le sue altre opere: Come Geltrude istruisce i suoi figli (1801), Natura e fini del metodo (1802), Madre e bambino (1827).
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

PETAZZI (largo)

Largo Petazzi: Roiano-Gretta-Barcola. Da via L. Stock a via Montorsino. C.A.P. 34135.Denominazione apposta con Delibera del Consiglio Comunale n. 477 d.d. 22.6.1971; già tratto di via Montorsino.
L'intitolazione ricorda l'antica famiglia triestina Petazzi, il cui ramo principale si estinse nel XVIII secolo, membri della quale avevano il titolo di baroni di San Servolo, di Schwarzenegg e di Castronovo. La tomba della famiglia si trova ancora nella chiesa di S. Maria Maggiore, davanti all'altare dedicato a S. Francesco Saverio, fatto costruire nel XVII secolo dal conte Nicolò Petazzi (Capitano cesareo di Trieste e di Gorizia, m. 1659) e dalla contessa Beatrice Petazzi nata baronessa de Dornberg; alla base dell'altare venne scolpita infatti l'iscrizione: «NICOLAUS / S.R.I. COMES PETTAZ / CAESAREUS / TERGEST. ET GORITIAE / CAPITANEUS / HAC / D. XAVERIO / DICATA ARA SIBI / DEARRHAVIT AETERNITATEM / ET QUAMVIS / SEMEL OCCIDENS / PULLATO SUB MARMOREI CONQUIESCAT MORTALIS / IN HOC TAMEN SUAE / ILLUSTRISSIMO PIETATIS TROPHAEO / SEMPER ORIENS RESPIRAT / IMMORTALIS /» .

Nel castello di San Giusto altra lapide ricorda un Benvenuto Petazzi: «BENVENUTUS PETATIUS / L. BARO IN SANCT SERW.LO / SCHWARZENEGG ET CASTRO / NOVO FERD. II IMP. CONSILIARI CUBIC ET PRAEFECTUS / TERGESTI ANO MDCXXX / ».
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

PIAVE (largo)

Largo Piave: Città Nuova-Barriera Nuova. Lungo via del Coroneo, all'altezza di via P. da Palestrina. C.A.P. 34133. Denominazione apposta con Delibera del Podestà n. 1158 d.d. 16.7.1932.
Il Piave è fiume (lungo 220 km.) che nasce dal monte Peralba e che scorre per la maggior parte attraverso il Veneto. Sfocia nel golfo di Venezia a nord-est di Lido di Iesolo ed è navigabile per 32 km. Durante il primo conflitto mondiale, dopo la sconfitta di Caporetto, costituì la linea di difesa delle truppe italiane (riva sinistra) e alla prima battaglia del Piave (9.11.1917) seguì la seconda battaglia (15-23 giugno 1918), conclusa con la ritirata delle truppe austriache. Largo Piave venne creato sull'area già occupata da parte dei fabbricati appartenenti alla Caserma Grande.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

PICCOLA (piazza)

Piazza Piccola: San Vito-Città Vecchia. Dietro il palazzo municipale, tra largo Granatieri e via della Muda Vecchia. C.A.P. 34121. Denominazione settecentesca per questa piazza, così chiamata per distinguerla dalla piazza Grande (oggi dell'Unità d'Italia). Il toponimo trova attestazione almeno dal 1735; cfr. i diari di A. Scussa alla data del 20.8.1735: «li fighi Zucherini hoggi si vendeuano in Piaza piccola tre al Soldo..
L'antica piazzetta ha subito notevoli mutamenti nel nostro secolo, causa le demolizioni effettuate negli anni Trenta. Rimane superstite, oltre a casa Civrani-Eisner-Polacco con ingresso in via della Procureria (1804), palazzo Costanzi (n. civ.3), importante costruzione progettata dall'arch. P. Nobile (1815-1817), in parte ristrutturata dall'arch. V. Valle nel 1841 e oggi degna sede di esposizioni. È scomparsa invece casa Bidischini, che già si trovava tra piazza Piccola e l'androna San Lorenzo, in corrispondenza dell'attuale largo Granatieri. All'opposto era casa Machlig, che formava angolo con la scomparsa androna del Pozzo, demolita per la costruzione del palazzo del Genio Civile (Ministero dei Lavori Pubblici), con ingresso in via del Teatro romano.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

PITTERI Riccardo (largo)

Largo Riccardo Pitteri: San Vito-Città Vecchia. Tra piazza dell'Unità d'Italia e via S. Sebastiano. C.A.P. 34121.
L'attuale largo è risultato dalla demolizione di parte degli edifici che fino agli anni Trenta circondavano l'antica piazzetta Pozzo del Mare. Con Delibera del Podestà n. 1306 d.d. 18.12.1937 il nome di «piazzetta Pozzo del Mare» venne modificato in quello di «largo Riccardo Pitteri». Fino a quella data, da alcuni anni, il nome di Pitteri era dato all'attuale via Cavana. Riccardo Pitteri nacque a Trieste il 29 maggio 1853 da Ferdinando, poi Podestà di Trieste; il bisnonno, Giovan Battista Pitteri, avvocato, era stato attivo nel movimento patriottico friulano del 1848. Laureatosi in giurisprudenza a Padova e ottenuto il riconoscimento della laurea a Graz, Riccardo Pitteri preferì dedicarsi alla letteratura e alla poesia, non mancandogli disponibilità economiche in quanto la famiglia possedeva numerosi beni immobili a Trieste e in Friuli. Nel 1870 pubblicò il primo libro di versi e negli anni successivi si impegnò intensamente nell'attività poetica, dando alle stampe una quantità notevole di volumi tra i quali si ricordano quelli intitolati Versi (1884), Tibulliana (1887), Campagna (1889), Primavera (1891), Nel golfo di Trieste (1892), Patria terra (1903); nella sua opera poetica predominano i motivi idillici e patriottici, legati al suo amore per l'ambiente agreste e alla sua passione politica patriottica e irredentistica. Fu autore del poemetto Il placito del Risano (1899) e della traduzione dell'Histria (1902), poema latino di A. Rapicio. Della sua produzione poetica in dialetto triestino si ricordano Messaggio de Goldoni a Trieste (1908) e Parla Minerva dea (1910), opere giudicate oggi con una certa severità dalla critica, ma che certamente corrisposero allo spirito triestino di primo Novecento e che contribuirono non poco a dargli notevole fama non soltanto entro i confini municipali. Pitteri si dedicò inoltre alla prosa, con altri lavori tra i quali ebbero significativo successo Un'ora al Sole, Lorenzo de' Medici, Una pagina della storia d'Aquileia. Dal 1900 al 1914 fu Presidente della Lega Nazionale e allo scoppio del primo conflitto mondiale si trasferì a Roma, ove morì il 24 ottobre 1915. Nel 1926, ricorrendo il quindicesimo anniversario della fondazione, al ricreatorio della Lega Nazionale di San Giacomo venne dato il nome di R. Pitteri e all'interno venne posta una lapide con iscrizione dettata da S. Benco: « RICCARDO PITTERI / NATO A TRIESTE NEL 1853 / MORTO A ROMA NEL 1915 / POETA E CITTADINO MAGNANIMO / LASCIO ALL'ITALIA / L'ALTO VOLO DEI CANTI / E INTANTO / CON INFATICATA COSTANZA / DI DEVOZIONE E DI SACRIFICIO / LE ERGEVA / SU TUTTE LE TERRE IRREDENTE / CONTRO LO STRANIERO / PRESIDI E FORTEZZE ITALICHE / LE MOLTIPLICATE SCUOLE GLI ASILI / DELLA LEGA NAZIONALE / CHE EBBE IN LUI IL CAPO / CHE PER QUINDICI ANNI PIENI DI STORIA / FINO ALLA GUERRA LIBERATRICE / FINO ALLA SUA MORTE / ».
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

POLITI Odorico (largo)

Largo Odorico Politi: Roiano-Gretta-Barcola. Da via dei Baseggio a via Bonomea. C.A.P. 34136.

Denominazione apposta con Delibera del Consiglio Comunale n. 60 d.d. 6.4.1956.

Odorico Politi, pittore, nacque a Udine nel 1785; operò prevalentemente nell'ambiente veneziano ma lavorò anche per Trieste, eseguendo la pala Gloria di S. Antonio per la nuova chiesa di S. Antonio Taumaturgo. Altro suo quadro si trova presso il Civico Museo Revoltella. Morì a Venezia nel 1846. In via O. Politi sorgono esclusivamente edifici dell'Istituto Autonomo Case Popolari.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

PONTEROSSO (piazza del)

Piazza del Ponterosso: Città Nuova-Barriera Nuova. Lungo via Roma, a metà del Canal Grande. C.A.P. 34121.
Denominazione settecentesca, suggerita - come noto - dalla vicinanza del ponte (originariamente ligneo) che nel XVIII secolo venne gettato oltre il Canal Grande e che venne dipinto, appunto, di colore rosso. Questo primo ponte, risalente al 1754, venne sostituito nel 1832 da altro in ferro (disegnato, sembra, dall'arch. F. Bruyn), durato fino al 1925. L'attuale ponte, progettato nel 1924 dall'impresa Mazorana, venne inaugurato nel settembre 1925; in quell'occasione venne apposta l'iscrizione, oggi scomparsa: «RICOSTRUITO E AMPLIATO / DAL COMUNE DI TRIESTE / ESSENDO SINDACO / IL DOTT. GIORGIO PITACCO /

SETTEMBRE 1925 - A. III / ».
Ai lati della piazza, che ospita nel mezzo la fontana «del puttino» detta anche del «Giovanin de Ponterosso» (scul. G. Mazzoleni, 1753), si trovano palazzo Genel, sede della Banca Nazionale del lavoro (1878, arch. A. Bacicchi, n. civ. 1) e la cosiddetta «casa rossa», edificio tardosettecentesco che ospita, tra l'altro, gli uffici dell'Università Popolare di Trieste, Ente Morale fondato nel 1899 (n. civ. 6).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

POPOVICH D'ANGELI Eugenio (piazzale)

Piazzale Eugenio Popovich D'Angeli: Chiadino-Rozzol. Tra le vie C. de Marchesetti, E. Gasser e S. Barzilai. C.A.P. 34142.
Piazzale così battezzato con Delibera del Consiglio Comunale n. 369 d.d. 9.7.1962. Eugenio Popovich nacque a Trieste nel 1843; così appare dalla delibera del Consiglio Comunale del 1962, ma secondo altre fonti nacque nel gennaio 1842 e qualcuno lo ritiene «di origine dalmata ma vissuto a Trieste fin dalla primissima infanzia» (Foschiatti Coen). Popovich, che aggiunse in seguito al proprio il cognome della famiglia D'Angeli con la quale era imparentato, studiò al Ginnasio comunale di Trieste e tra il 1854 ed il 1858 fu compagno di studi del futuro Re Nicola del Montenegro. Lasciò Trieste nel 1860 - e rimase lontano da questa città per oltre sessant'anni - per stabilirsi a Torino, ove entrò a far parte del Comitato segreto trentino-istriano. Nel 1862 fu volontario in Aspromonte, nel 1866 combattè con i garibaldini nel Trentino, nel 1868 combattè in Montenegro contro i turchi. Studiò giurisprudenza alle università di Bologna e di Pisa ma si dedicò con particolare impegno al giornalismo, dirigendo per quasi venticinque anni il Diritto, giornale patriottico risorgimentale. Per la sua profonda conoscenza della situazione balcanica Popovich rese importanti servizi al giovane Regno d'Italia, grazie anche ai suoi rapporti di amicizia con Re Nicola di Montenegro; l'avvocato Popovich, infatti, ebbe parte rilevante nel favorire i rapporti tra la corte italiana e quella del Montenegro in occasione del fidanzamento e del matrimonio di Vittorio Emanuele III con Elena di Montenegro, essendo nominato anche Console generale del Montenegro. Quando quella regione venne annessa alla Serbia (1918) e quella famiglia reale fu costretta all'esilio, Popovich D'Angeli venne nominato Plenipotenziario del Montenegro alla Conferenza della pace di Versailles, dove, nonostante la sua ottima condotta - lodata anche da Clemenceau - non fu in grado di ottenere le richieste concessioni. Nominato Commendatore e Cavaliere di Gran Croce, Popovich D'Angeli visse quasi sempre a Roma; nel 1920 fece il suo primo ritorno a Trieste e Attilio Hortis con i patrioti giuliani offrirono un banchetto in suo onore a Opicina. Nel 1926, in occasione di altro suo soggiorno a Trieste, il Comune gli offrì una medaglia appositamente coniata. Nel 1928 si stabilì definitivamente a Trieste e in questa città morì quasi novantenne il 3 aprile 1931.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

PROMONTORIO (largo del)

Largo del Promontorio: San Vito-Città Vecchia. Al termine di salita al Promontorio. C.A.P. 34123. Denominazione ottocentesca, suggerita dal fatto che questo largo si trova alla sommità di un promontorio (parte del colle di S. Vito) della costa triestina. In largo del Promontorio si trova la neoclassica villa Economo (arch. V. Presani, c. 1840), costruita per il commerciante inglese G. Hepburn, divenuta nel 1920 proprietà del barone Leo Economo, con il nome del quale è oggi comunemente nota; ospitò anche l'esploratore R.F. Burton durante il suo soggiorno triestino. All'interno venne posta nel 1898 una lapide con iscrizione dettata da d. P. Tomasin: / SETTEMBRE MDCCCL / NELL'ANNO VII DI SUA EREZIONE / OSPITAVA PLAUDENTE IN QUESTA CASA / FRANCESCO CAVALIERE DE GOSSLETH / I SERENISSIMI ARCIDUCHI / FRANCESCO CARLO - SOFIA / E I LORO FIGLI / CARLO LODOVICO - LODOVICO VITTORE / GENITORI FRATELLI / DELLA M.I.R.Ap . / FRANCESCO GIUSEPPE I / IMPERATORE D'AUSTRIA / ».

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

PUECHER Edmondo (piazza)

Piazza Edmondo Puecher: San Giacomo. Tra le vie G. Caprin, dei Giuliani, del Rivo e della Guardia. C.A.P. 34137. Piazza così battezzata con Delibera del Consiglio Comunale n. 476 d.d. 22.6.1971, a ricordo del patriota E. Puecher.
Edmondo Puecher nacque in Trentino nel 1873; giunto in giovane età a Trieste e compiuti gli studi in questa città, si laureò in giurisprudenza, dedicandosi all'avvocatura e impegnandosi politicamente nel socialismo democratico. Lavorò alla direzione della Cassa Ammalati, fu Consigliere comunale e partecipò all'attività del Circolo di Studi sociali. Collaborò tra il 1914 ed il 1918 al giornale La Lega delle Nazioni e nel novembre 1918 fu vicepresidente del Comitato di Salute pubblica. Nel 1943 divenne il primo presidente del Comitato di Liberazione Nazionale della Venezia Giulia e nel dicembre di quello stesso anno venne arrestato e internato a Dachau. Dopo il secondo conflitto mondiale divenne Presidente delle Cooperative Operaie e Presidente del Consiglio di Zona durante l'amministrazione del G.M.A. Morì a Trieste il 30 novembre 1954. Al centro di piazza Puecher si nota una cupola in cemento armato che è la presa d'aria della sottostante galleria antiaerea di viale G. D'Annunzio; sotto piazza Puecher, inoltre, si trova un piccolo rifugio antiaereo, che però non ha comunicazione con l'accennata presa d'aria.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

REPUBBLICA (piazza della)

Piazza della Repubblica: Città Nuova-Barriera Nuova. Lungo via G. Mazzini, tra le vie D. Alighieri e S. Caterina. C.A.P. 34122.

Già piazza Nuova, con delibera Giunta Municipale d.d. 28.3.1919 n. IX-3115-19 questa piazza tornò a costituire nell'odonomastica ufficiale parte integrante della strada ribattezzata «via G. Mazzini». Con delibera Giunta Municipale n. 103 d.d. 21.4.195 5 si stabilì di denominare il «largo formato dalla via Mazzini fra la via Dante e la via S. Caterina: Piazza della Repubblica». La denominazione, apposta dopo il ricongiungimento di Trieste all'Italia (1954), ricorda lo Stato italiano, la cui forma di governo repubblicana venne scelta dal corpo elettorale chiamato a votare nel referendum del 2 giugno 1946; i risultati provvisori, che indicavano il maggior numero di voti per la Repubblica rispetto alla Monarchia, furono annunciati il 10 giugno e quelli definitivi il 18 giugno 1946. Al n. civ. 1 di piazza della Repubblica si trova il palazzo della Riunione Adriatica di Sicurtà, notevole edificio costruito tra il 1911 ed il 1914 (inaug. 1914) su progetto degli arch. Ruggero e Arduino Berlam. I Berlam ottennero la commissione di progettare questo palazzo dopo che in un concorso bandito nel 1909 (al quale parteciparono anche gli architetti Ludwig Baumann di Vienna, Luigi Broggi di Milano, Lodovico Braidotti, Enrico Nordio, Giacomo Zamattio e Giorgio Zaninovich di Trieste) risultarono vincitori, oltre ai Berlam, Ignac Alpar di Budapest e Giacomo Zamattio. Essendosi rifiutato Alpar di partecipare a un secondo concorso ed essendo mancato un accordo con Zamattio, l'importante incarico venne affidato ai Berlam. L'edificio, che sorse sull'area già occupata da edifici sette-ottocenteschi (case Bardeau, Treves, Sartorio e Prandi), è decorato di notevoli opere scultoree di Giovanni Mayer (che eseguì le figure Fuoco e Aria, Pensiero e Azione, Acqua e Terra per gli archi della facciata) e di Gianni Marin (che eseguì la Previdenza e la Protezione per il balcone del primo piano). L'inaugurazione dell'edificio è ricordata da una lapide posta all'ingresso del palazzo: «NEL LXXV ANNO DI SUA FONDAZIONE / LA COMPAGNIA TREISTINA / RIUNIONE ADRIATICA DI SICURTÀ / QUESTA SEDE DEGLI UFFICI CENTRALI / DELIBERATA NELL'ANNO MCMVIII COL VOTO UNANIME / DEL DIRETTORE GENERALE COMM. ADOLFO DE FRYGYESSI / DEI DIRETTORI DOTT. EUGENIO BRUNNER / BAR. GIUSEPPE DE PARISI BAR. CIMONE DE RALLI / ENRICO SALEM DOTT. SCIPIONE CAV. DE SANDRINELLI / COSTRUITA CON DISEGNO / DEGLI ARCHITETTI RUGGERO E ARDUINO BERLAM / FELICEMENTE INAUGURA / MCMXIII /».
Al n. civ. 2 si trova invece il palazzo oggi sede della Banca Commerciale Italiana, eretto nel 1909 su progetto dell'arch. Enrico Nordio per la filiale dell'I.R. Privilegiato Stabilimento Austriaco di Credito per il Commercio e l'Industria, ove prima sorgeva il settecentesco palazzo Gadolla.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

RESISTENZA (piazzale della)

Piazzale della Resistenza: San Vito-Città Vecchia. Sottostante piazzale A. Rosmini, tra le vie A. Colautti e G. Schiaparelli. C.A.P. 34143.

Con delibera Giunta Municipale n. 103 d.d. 21.4.1955 venne stabilito di dare il nome di «piazzale della Resistenza» a questo largo di nuova costruzione. La denominazione ricorda il movimento della Resistenza italiana antifascista e antinazista, organizzatosi soprattutto dopo 1 '8 settembre 1943, che portò a una opposizione attiva, armata, diretta e indiretta e la cui opera determ inò la costituzione del Comitato di Liberazione Nazionale e del Comitato di Liberazione Nazionale dell'Alta Italia attraverso l'accordo tra i partiti liberale, democratico-cristiano, socialista, comunista e d'azione. Il movimento fu attivo anche nella Venezia Giulia e molti di coloro che con esso collaborarono direttamente o indirettamente e che sacrificarono la loro vita per gli ideali della Libertà e della Patria sono ricordati nelle denominazioni di strade cittadine. In piazzale della Resistenza si trova un complesso di edifici a torre dell'I.A.C.P., eretto in due lotti (1966-1968 e 1981) su progetto dell'arch. Pio Montesi.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.
 

 

 

 

 

 

RESPIGHI Ottorino (piazzale)

Piazzale Ottorino Respighi: Valmaura-Borgo San Sergio. Tra le vie G. Farinelli e G. Paisiello. C.A.P. 34148. Dall'11.4.1961 (delibera Giunta Municipale n. 74) la denominazione di questa strada ricorda il compositore O. Respighi. Nato a Bologna nel 1879, Respighi studiò al Liceo Musicale della città natale ed ebbe poi per maestri Rimsky-Korsakof a Pietroburgo e Max Bruch a Berlino. Dal 1913 fu docente di composizione al Conservatorio di Santa Cecilia in Roma, dal 1923 al 1925 fu direttore dello stesso conservatorio. Accademico d'Italia dal 1932, fu titolare della cattedra di perfezionamento nella composizione all'Accademia di Santa Cecilia di Roma. Scrisse composizioni per il teatro, per orchestra (tra cui il noto poema sinfonico Le fontane di Roma, 1916), brani di musica strumentale da camera, di musica vocale e composizioni per pianoforte e organo. Morì a Roma nel 1936. In piazzale O. Respighi sorgono esclusivamente edifici dell'I.A.C.P.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

RIBORGO (largo)

Largo Riborgo: San Vito-Città Vecchia. Lungo corso Italia, all'inizio di via del Teatro romano. C.A.P. 34121. L'attuale largo Riborgo venne ricavato negli anni Trenta con la demolizione di numerosi edifici già esistenti attorno all'antica piazzetta San Giacomo. Già con delibera Giunta Municipale d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5-19 venne soppressa la denominazione «piazzetta S. Giacomo», di modo che la piazzetta stessa divenne parte della via Riborgo (attuale via del Teatro Romano). Con Delibera del Podestà n. 2023 d.d. 24.11.1934 venne stabilito di battezzare il nuovo largo, risultante dall'atterramento di alcuni edifici, «piazza Malta». Infine, con Delibera Presidenziale n. 407 d.d. 6.7.1946 la denominazione «piazza Malta» venne mutata in quella di «largo Riborgo». Riborgo è toponimo attestato almeno dal 1297 («in contrata Riburgi»), che in epoca medioevale indicava anche una torre vicina e l'intero quartiere cittadino che si trovava nei pressi. Il toponimo è ampiamente documentato per tutto il Medioevo e l'età moderna in varie forme (Riborch, Riborgh, ecc.) e ha per base la voce lat.-germ. BURGUS. Più discussa è invece l' origine della particella RI-; secondo Tribel (1884) la denominazione originaria era Triborgo (perché avrebbe indicato tre borghi incorporati nella città) che avrebbe perduto successivamente la T, riducendosi a Riborgo. Secondo Ravasini (1929), che riprende Coletti (1840), il nome sarebbe derivato da un «rio del borgo», con riferimento al rio che scorreva nel fossato lungo le mura cittadine. Rutteri (1981) accoglie l'interpretazione di Tribel. In largo Riborgo, oltre alle facciate laterali del palazzo sede del Banco di Napoli e dell'edificio delle Assicurazioni Generali attraverso il quale è aperta galleria Protti, si trova la casa-torre o meglio grattacielo Cernitz-Opiglia, eretto su progetto dell'arch. U. Nordio (in collaborazione con l'ing. Orazio Sturli) nel 1936; al centro del largo si nota invece una scultura di M. Mascherini (1961) qui posta nel 1968 raffigurante un «guerriero morente».

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

RICCARDO (piazzetta)

Piazzetta Riccardo: San Vito-Città Vecchia. Da via S. Silvestro. C.A.P. 34121.

Denominazione settecentesca, che ricorda il vicino arco romano detto  «di Riccardo». L'origine del nome «arco di Riccardo» venne variamente interpretata dagli storici locali fin dal XVII secolo; P. Petronio scrisse della «Porta del Rè Carlo», alludendo a Carlo Magno (così anche Ireneo della Croce, a. 1698). Kollmann (1807) e Cratey (1808) accennarono ad una presunta prigionia a Trieste di Riccardo Cuor di Leone (che sarebbe stato rinchiuso in una cavità all'interno dell'arco!); altri suggerirono un'origine da «Ricario» e tutte queste interpretazioni vennero riprese in varie epoche da diversi studiosi. Attualmente si ritiene, invece, che il nome Riccardo sia in realtà una corruzione dal sostantivo latino cardo, indicante una delle strade principali della città romana al cui inizio si trovava quest'arco, porta nelle mura cittadine.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

RIVI (piazza tra i)

Piazza tra i Rivi: Roiano-Gretta-Barcola. Al termine di via di Roiano. C.A.P. 34135.
Denominazione apposta nel 1903 e suggerita dal fatto che in questo luogo ancora convergono, sotto il manto stradale, alcuni piccoli torrentelli che scendono dalle alture circostanti. Al n. civ. 12 si trova casa Bartoli, eretta nel 1903 su progetto dell'arch. G.M. Mosco. Si nota invece al centro della piazza la chiesa parrocchiale dei Santi Ermacora e Fortunato. Costruita su progetto dell'arch. F. Catolla tra il 1858 ed il 1862 in stile neogotico e consacrata il 13 luglio 1862, la chiesa venne restaurata nel 1955; all'interno vi sono le tombe della famiglia Wassal (transetto destro), notevoli dipinti dei pittori T. Agujari e G. Rota, mentre la Via Crucis è costituita da quattordici terrecotte dell'artista C. Sbisà (1956-1957). Nel 1986 è stato sottratto dalla sacrestia un olio su tela raffigurante forse la Presentazione al tempio.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

ROIANO (largo a)

Largo a Roiano: Roiano-Gretta-Barcola. Tra viale Miramare e via S. Teresa. C.A.P. 34135.

Con Delibera del Podestà n. 1106 d.d. 13.7.193 5 questo nuovo piazzale venne battezzato «largo Corsica», dal nome della nota isola oggi regione francese. Con Delibera del Podestà n. 848 d.d. 28.6.1940 l'intitolazione venne mutata in quella di «largo Aiaccio», dal nome della città principale della Corsica. Con delibera del Presidente di Zona d.d. 6.7.1946 (Delibera Presidenziale n. 407), «largo Aiaccio» divenne «largo a Roiano». Roiano, nome di questa ampia zona della periferia cittadina, è toponimo attestato con continuità dal XIV secolo: cfr. a. 1348 Ruglani e sec. XV: Rujani. L'etimo tradizionalmente era ricollegato a una «roggia, in dialetto roia, formatavi dal torrente Martesin che vi scorre nel mezzo» (Generini, 1884); così anche Ravasini (1929): «la roggia, in dialetto `roja', formata dal piccolo torrente detto Martesin, ha dato il nome a quella località» e ancora Pinguentini (1969): «da roja, friul. ròe, ròja, ròje = roggia, canale di acqua corrente artificiale». Soltanto dagli anni Sessanta è stata fatta luce sull'etimo in questione, tanto che ad oggi non sembra sussista ragionevole dubbio sulle più recenti interpretazioni. Avverte Doria (1960) che il toponimo Roya (a. 1376), derivato da (AR)RUGIA = «roggia» e pure attestato nella zona, «non ha nulla a che vedere con Roiano». Roiano deriva dal lat. RUTILIANUS (come accettato anche dal Lettich, 1979), collegato al gentilizio lat. RUTILIUS, con frequenti paralleli toponomastici.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

ROSMINI Antonio (piazzale)

Piazzale Antonio Rosmini: San Vito-Città Vecchia. Al termine di via C. Combi, antistante la chiesa della ì Madonna del Mare. C.A.P. 34143.

Con Delibera del Podestà n. 6 d.d. 10.1.1942 a questo piazzale venne dato il nome del filosofo cattolico A. Rosmini. Antonio Rosmini Serbati nacque a Rovereto nel 1797 da nobile famiglia; studiò nella città natale e a Padova e, ordinato sacerdote, si dedicò allo studio della filosofia. Pubblicò, anonimo, nel 1830 il Nuovo saggio sull'origine delle idee (ed. def. 1836); nel 1831 apparvero i Principi della scienza morale, cui seguirono le opere Il rinnovamento della scienza morale (1831), Il rinnovamento della filosofia in Italia (1836), Storia comparativa e critica dei sistemi intorno al principio della morale (1837), Filosofia del diritto (1841-1845), mentre al 1827 risalgono gli Opuscoli filosofici. Altre opere vennero pubblicate postume. Politicamente Rosmini si avvicinò ad un costituzionalismo moderato e pubblicò nel 1848 i due scritti Delle cinque piaghe della Santa Chiesa e La Costituzione secondo la giustizia sociale. Morì a Stresa nel 1855. È interessante ricordare che a Trieste visse e operò l'avv. Giambattista Rosmini (Rovereto 11.5.1777-Trieste 16.9.1847), nipote di Carlo Rosmini, storico di Milano, e cugino del filosofo Antonio Rosmini. Giambattista Rosmini giunse a Trieste negli ultimi anni del XVIII secolo, esercitò l'avvocatura, fu bonapartista ed ebbe notevole parte nella Trieste imprenditoriale di primo Ottocento, essendo anche tra i fondatori delle Assicurazioni Generali (1831), delle quali fu dirigente per molti anni. In piazzale A. Rosmini si trova la moderna chiesa della Madonna del Mare, progettata fin dal 1933 (arch. F. Forlati) ma eretta nel secondo dopoguerra, tra il 1948 e il 1954 (consacrata il 5.12.1954). La parrocchia data dal 12 ottobre 1969. Poco lontano si trova il convento dei Frati Minori (casa canonicamente eretta nel 1943).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

SANSOVINO (piazza del)

Piazza del Sansovino: Barriera Vecchia. Al termine di via della Madonnina e di galleria S. de Sandrinelli. C.A.P. 34131.

Questa piazza, sistemata dopo l'apertura della galleria già di Montuzza, ora intitolata a S. de Sandrinelli, venne battezzata «piazza del Sansovino» nel 1908. Jacopo Tatti detto il Sansovino nacque a Firenze nel 1486 e morì a Venezia nel 1570; architetto e scultore, esordì nel 1514 assieme ad A. del Sarto con il progetto della facciata di S. Maria del Fiore. A Roma vinse il concorso per la realizzazione della chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini e dopo il 1527 si trasferì a Venezia, ove, con l'incarico di «Proto delle Procuratie de Supra», progettò numerosi edifici e alcune chiese. Si ricordano, tra le altre opere, palazzo Corner (1553), la libreria Marciana (1537), l' Ospedale degli Incurabili (dal 1560). Tra le sue opere scultoree si ricordano i rilievi bronzei con le Storie di San Marco per la basilica. In piazza del Sansovino è posto un busto bronzeo a ricordo del musicista istriano A. Smareglia. Quanto alla denominazione «piazza del Sansovino», si può ricordare la curiosa variante popolare/affettiva «piazza del San Sovino» (tale da trasformare il nome in un agiotoponimo) che, cosa ancor più curiosa, compare anche nello Stradario Comunale (Comune di Trieste, Stradario Comunale, Trieste 1985).
Da ricordare che al n. civ. 3 di piazza del Sansovino si trova la Croce Rossa Italiana con altri enti sanitari.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

SANTORIO (largo) Città Nuova-Bariera Nuova/Barriera Vecchia. Al principio di via della Ginnastica, di fronte al ponte della Fabra. C.A.P. 34125. Dal 1901 l'intitolazione di questo largo ricorda il capodistriano Santorio Santorio.
Nato il 29 marzo 1561, Santorio Santorio studiò a Venezia in casa della famiglia Morosini e all'età di quattordici anni entrò nell'Università di Padova, nella quale si laureò in fisica e in medicina teorica nel 1582. Esercitò la professione di medico per cinque anni a Padova e nel territorio veneto finché, nel 1587, divenne medico alla corte di Sigismondo III di Polonia. Santorio rimase in Polonia quattordici anni e, rientrato in Italia, si stabilì a Venezia; nel 1611 venne nominato professore di medicina teorica all'Università di Padova, impegno dal quale si ritirò nel 1624. Docente ammirato e seguito, Santorio divenne noto in tutta l'Europa per la sua opera scientifica, che occupa uno spazio non indifferente nella storia della medicina moderna. Studiò il ricambio materiale fisiologico e patologico, la «perspirazione»; inventò una speciale «bilancia» compiendo importanti scoperte sul metabolismo e sulle variazioni del peso corporeo in relazione alla perspirazione. La sua opera principale fu quella intitolata Ars Sanctorii Sanctorii de Statica Medicina (Venezia 1614), ma pubblicò pure un Methodus vitandorum errorum omnium qui in arte medica contingunt (Venezia 1602), i Commentaria in Artem medicinalem Galeni (Venezia 1612), e gli studi De remediorum inventione (Venezia 1629) e De lithotomia, seu calculi vesicae sectione consultatio (Ludguni Batavorum 1638, apparsa postuma). Morì a Venezia il 22 febbraio 1636.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

SARTORI Rodolfo (piazzale)

Piazzale Rodolfo Sartori: Valmaura-Borgo San Sergio. Piazzale compreso tra le vie L. Pisa, G. Cubi e V. Gigante. C.A.P. 34148/34149. Con Delibera del Consiglio Comunale n. 127 a questo piazzale venne dato il nome della medaglia d'argento v.m. R. Sartori. Rodolfo Sartori nacque a Trieste il 30 giugno 1914 e studiò nella città natale; ufficiale di carriera nell'aviazione italiana, si distinse in numerose azioni di guerra, durante il secondo conflitto mondiale, nei cieli del Mediterraneo, ottenendo la medaglia d'argento al valor militare.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

SCORCOLA (piazza di)

Piazza di Scorcola: Città Nuova-Barriera Nuova. Tra via Martiri della Libertà e via di Scorcola. C.A.P. 34134. Denominazione ottocentesca, suggerita dalla presenza di un ben più antico toponimo. Scolcola è infatti toponimo attestato almeno dall'anno 1173: «vinea una que est in loco qui dicitur Scolcola». Quanto all'etimo, precisa Doria (1979) che «Scòrcola, da SCULCULA, diminutivo di gotico SKULKA `vedetta, osservatorio', è toponimo noto anche altrove in Italia e se ne hanno esempi anche per il Friuli e per l'Istria. A Trieste è denominazione di una collina che costituisce come una vedetta sopra la piana già occupata dalle saline ed oggi dal Borgo Teresiano, ed è la stessa su cui i Veneziani costruirono nel 1280, durante un assedio alla città, [un] forte». Lettich (1979), che ritiene di poter datare il toponimo al VII sec., conferma che «la quota 184, a sud della quale lo sperone di Scorcola scoscende verso il mare, è effettivamente una posizione dominante, la quale assicura il controllo della via proveniente da Aquileia, che in questo punto corrispondeva più o meno all'attuale via Udine, e pertanto il significato di "vedetta, sentinella" appare pienamente giustificato». In piazza di Scorcola, al n. civ. 1, si trova palazzo Ralli, notevole edificio ottocentesco in stile neoclassico, sede oggi dell'Associazione degli Industriali della Provincia di Trieste (nel 1903 sezione di Trieste della Lega industriali austriaci, antenata della Federazione degli Industriali della Venezia Giulia costituita nel 1920, l'attuale Associazione degli Industriali della Provincia di Trieste venne fondata il 1° agosto 1945). Durante il primo conflitto mondiale la denominazione «piazza Scorcola» venne mutata in quella di «piazza Ambrogio Ralli», dal nome del capostipite triestino di quella famiglia, Ambrogio Ralli, nato a Smirne il 20 luglio 1798 e giunto a Trieste nel 1821; dal 1874 (dipl. Imp. Francesco Giuseppe I d.d. 5.9.1874) i membri della famiglia ebbero la dignità di baroni. La famiglia Ralli era inoltre originaria di Chios, nell'Egeo. Palazzo Ralli venne eretto su progetto dell'arch. G. Baldini (1851).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

SILVESTRO San (piazza)

Piazza San Silvestro: San Vito-Città Vecchia. A lato della chiesa di S. Maria Maggiore. C.A.P. 34121. Denominazione settecentesca, che ricorda la chiesa di San Silvestro la cui facciata postica prospetta questa piazzetta. La chiesa, restaurata nel Trecento, destinata nel 1613 alla confraternita del Rosario e poi ai Gesuiti, acquistata nel 1785 dalla comunità evangelica di confessione elvetica (al cui culto è attualmente officiata), venne sottoposta a radicale restauro nel 1927 sotto la direzione dell'architetto Ferdinando Forlati; il restauro portò all'eliminazione delle strutture posticcie e al recupero dell'aspetto originario dell'edificio. Scavi archeologici condotti nel 1927 e in tempi successivi hanno accertato che l'edificio sacro ha origine da un sacello romanico, ma non sono risultati elementi a conferma di una ipotizzata sede di culto paleocristiana. Da ricordare, a questo proposito, che la tradizione del martirio di Eufemia e Tecla (che avrebbero avuto qui l'abitazione domestica) è stata oggetto di severe e negative considerazioni critiche in questo secolo.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

SONNINO Sidney (largo)

Largo Sidney Sonnino: Barriera Vecchia. Alla confluenza delle vie della Raffineria, G. Matteotti, delle Settefontane e di viale G. D'Annunzio. C.A.P. dal n. 1 al n. 5: 34138; dal n. 6 a fine: 34137.
Largo così battezzato con Delibera del Consiglio Comunale n. 59 d.d. 6.3.1961, in ricordo di G. Sidney Sonnino.

Nato a Pisa nel 1847, Giorgio Sidney Sonnino studiò giurisprudenza ed esercitò per alcuni anni la professione forense; si dedicò quindi alla carriera diplomatica, lavorando presso le ambasciate italiane di Madrid (1867- 1868), di Vienna (1868), di Berlino (1869-1870), di Parigi (1871) e nuovamente di Madrid (1871-1872). Lasciata la carriera nel 1873, si dedicò all'attività scientifica scrivendo saggi di carattere giuridico ed economico. Si interessò già nel 1870 de Il suffragio universale in Italia, si occupò della Mezzeria in Toscana (1875) e di altri importanti problemi. Diresse dal 1878 al 1882 la rivista Rassegna settimanale. Nel 1880 venne eletto deputato al Parlamento (nel quale fu presente fino al 1919), nel 1889 divenne sottosegretario al Tesoro, fu poi Ministro delle Finanze dal 1893 al 1894 e dal 1894 al 1896 con i governi Crispi. Capo del centro-destra, Giorgio Sidney Sonnino fondò nel 1901 il Giornale d'Italia, fu per breve tempo Presidente del Consiglio dei Ministri nel 1906 e nel 1909-1910. Nel 1914 venne chiamato all'incarico di Ministro degli Esteri nel momento cruciale dello scoppio del primo conflitto mondiale, che vide l nc., ralità italiana fino al Patto di Londra (26.4.1915) volto a schierare l'Italia con le potenze dell'Intesa anziché con quelle della Triplice Alleanza della quale il paese aveva fatto parte. Al termine del conflitto, non essendo riuscito a far valere la posizione italiana alla Conferenza della Pace, abbandonò la sede delle trattative con V.E. Orlando (14-26 aprile 1919). Dopo la caduta del governo, si ritirò a vita privata e nel 1920 venne nominato senatore. Morì a Roma nel 1924. Importante fu l'opera di Giorgio Sidney Sonnino dopo il primo conflitto mondiale per consolidare il destino italiano delle terre adriatiche già soggette all'impero austroungarico. Al n. civ. 3 del largo si trova, ove già era l'ottocentesco Liceo Femminile, la scuola elementare «Fabio Carniel». A Giorgio Sidney Sonnino si voleva già intitolare, nel 1925, il tratto di via delle Settefontane compreso tra viale G. D'Annunzio e piazza dei Foraggi. Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

SOTTOMONTE (largo)

Largo Sottomonte: Altipiano Est (Villa Opicina). Alla confluenza delle vie delle Robinie, delle Noci, Sottomonte e dei Moreri. C.A.P. 34135.
Denominazione apposta con Delibera del Consiglio Comunale n. 60 d.d. 6.4.1956 e motivata come toponimo, di origine quattrocentesca (cfr. «Sotamont», Cavalli), atto a indicare la posizione del largo, a ridosso del costone carsico. Largo Sottomonte si trova nella zona chiamata «Pischianz» (slov. Pisèianc). Quanto all'attestazione del toponimo Sottomonte, si veda Cumin (1929): «Da Roiano, di fianco al torrente che scende dalle pendici arenacee, sale la via dei dodici moreri per bosco e coltivati, passando presso i casali di Sottomonte, alla strada vecchia di Opicina che raggiunge presso la fermata di Banne dell'elettrovia». Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

SQUERO VECCHIO (piazza dello)

Piazza delle Squero Vecchio: San Vito-Città Vecchia. Tra via dell'Orologio e via dello Squero Vecchio. C.A.P. 34121.

Denominazione sette-ottocentesca, che ricorda l'antico squero qui esistente fino al 1789. Si trattava dell'antico squero di San Nicolò, appartenente alla confraternita omonima, attivo fin dal XVI secolo e destinato essenzialmente alla riparazione di piccole imbarcazioni. Lo squero di San Nicolò, come accennato, cessò definitivamente l'attività nel 1789, quando O. Panfilli costruì uno squero nuovo all'altezza dell'attuale corso Cavour.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

STIEPOVICH Danilo (piazzale)

Piazzale Danilo Stiepovich: Valmaura-Borgo San Sergio. Sul lato sinistro di via A. Barbaro. C.A.P. 34148. Piazzale così battezzato con Delibera del Consiglio Comunale n. 370 d.d. 9.7.1962. Danilo Stiepovich nacque a Trieste il 21 settembre 1912; cadde durante il secondo conflitto mondiale, nell'Oceano Atlantico, il 14 gennaio 1941 e alla sua memoria venne conferita la medaglia d'oro al valor militare. Dalla motivazione: «Imbarcato su di un sommergibile atlantico, durante aspro e lungo combattimento contro un incrociatore ausiliario, prendeva volontariamente il posto di un puntatore di mitragliera ferito. Gravemente mutilato dallo scoppio di una granata nemica, rifiutava ogni soccorso. Ultimata vittoriosamente l'azione, mentre l'unità era fatta segno a violento attacco aereo, continuava ad incitare l'equipaggio e spirava serenamente dopo lunghe sofferenze sopportate stoicamente».

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

TOMMASEO Nicolò (piazza)

Piazza Nicolò Tommaseo: San Vito-Città Vecchia/Città Nuova-Barriera Nuova. Tra riva III novembre e via del Canal Piccolo. C.A.P. 34121.

Già piazza dei Negozianti, venne ribattezzata «piazza N. Tommaseo» con delibera Del. Mun. d.d. 17.10.1902. Nicolò (recte Niccolò) Tommaseo nacque a Sebenico in Dalmazia nel 1802; studiò a Padova e, dopo essere ritornato in un primo momento nella città natale, visse a Rovereto e poi a Milano. Letterato e filologo impegnato pure nella letteratura politica, Tommaseo mantenne sempre stretti i legami con la terra d'origine e con l'ambiente letterario e politico non solo dalmata ma anche istriano e triestino. Partecipò alle discussioni sulla poetica e sulla lingua, fu amico ed estimatore di Manzoni (da ricordare l'opera Colloqui col Manzoni, 1855) e, stabilitosi infine a Firenze, collaborò con l'Antologia di Vieusseux legandosi all'ambiente letterario che faceva riferimento a Capponi. Dal 1833 al 1839, causa problemi politici, visse in Francia finché nel 1839 gli fu concesso il soggiorno a Venezia. A questo periodo risalgono alcune sue importanti opere di impegno civile e letterario, quali il romanzo Fede e bellezza (1840), le Confessioni (1836, poi inserite nel volume di Poesie del 1872) e l'opera Dell'Italia, inizialmente pubblicata con i titoli fittizi di Opuscoli inediti di fra Girolamo Savonarola (1835) e Canti toscani, corsi, greci, illirici (1841). Durante i moti rivoluzionari del 1848-1849 ebbe parte non secondaria nella vita politica di Venezia (sulle cui vicende scrisse anche un'opera dal titolo Venezia negli anni 1848-1849) e, sconfitta la repubblica, visse in esilio a Corfù, ove lavorò agli scritti politici Rome et le monde (1851, contro il potere temporale dei Papi) e Supplizio d'un italiano a Corfù (1855, contro la pena di morte). Stabilitosi poi a Torino, vi rimase fino al 1859 anno del trasferimento definitivo a Firenze. Tra le sue opere di carattere letterario e filologico vanno ricordati il commento alla Divina Commedia, il Dizionario della lingua italiana, pubblicato a partire dal 1858 e il Dizionario dei sinonimi (entrambi con la collaborazione di B. Bellini). Quanto alle sue relazioni con Trieste, intense come si è accennato, merita particolare attenzione il volume Intorno a cose dalmatiche e triestine. Scritti di Niccolò Tommaseo (Lloyd Austriaco, Trieste 1847), contenente precise osservazioni critiche di ammirazione per numerose iniziative culturali nella città (La Favilla, Società Triestina di Belle Arti, libri pubblicati ecc.) e con acclusa l'esortazione A ' triestini. Invito di N. Tommaseo, in favore della Dalmazia oppressa dalla crisi economica: «alla città che, abitata da genti di stirpe diversa, promette essere tra più nazioni anello prezioso di fiducia e d'intelligenza; alla città che soccorse alle miserie dell'Irlanda lontana, e colse parecchie opportunità di seguire gli esempi generosi d'altre città italiane, anzi talvolta di superarli o precorrerli; alla città ove soggiornano in fratellevole ospitalità uomini noti all'Italia, e a me cari; con fiducia mi volgo, chiedendo un alleviamento alle necessità che aggravano in questa calamitosa annata il povero popolo di Sebenico mia patria». Niccolò Tommaseo morì a Firenze nel 1874. Al n. civ. 4 di piazza N. Tommaseo si trova l'antico caffè Tommaseo (restauratonel 1986); sulla facciata dell'edificio è apposta una lapide con l'iscrizione: «DA QUESTO CAFFÈ TOMMASEO / NEL 1848 / CENTRO DEL MOVIMENTO NAZIONALE / SI DIFFUSE / LA FIAMMA DEGLI ENTUSIASMI / PER LA LIBERTÀ ITALIANA / ».
L'ampio caseggiato ottocentesco compreso tra piazza Tommaseo, via dell'Arsenale, piazza Verdi (case Voinovich) è stato restaurato nel 1981 su progetto degli arch. Celii e Tognon. Infine prospetta la piazza la facciata postica del palazzo della Borsa Vecchia.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

TOMMASO San (largo)

Largo San Tommaso: Altipiano Est (Villa Opicina). Tra le vie S. Isidoro e S. Pellegrino. C.A.P. 34016. Denominazione apposta con Delibera del Consiglio Comunale n. 238 d.d. 24.6.1960 a ricordo di San Tommaso, patrono della città di Pola. A San Tommaso (uno dei dodici Apostoli, martirizzato forse in India o a Odessa dove era andato a predicare) fu dedicata a Pola fin dal Medioevo una chiesa sorta a destra della basilica eretta nel VI sec. (precedente l'attuale Duomo). Largo San Tommaso fu creato con l'urbanizzazione di questa zona di Villa Opicina a seguito della costruzione di molti caseggiati dell' Opera Assistenza Profughi Giuliani e Dalmati.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

TOR CUCHERNA (piazzetta)

Piazzetta Tor Cucherna: San Vito-Città Vecchia. Tra via del Crocifisso e via Battaglia. C.A.P. 34121.
L'aspetto dell'originaria via di Tor Cucherna (dal 1902, prima «via Cucherna» e prima ancora «via Covaz» mutò alquanto con le demolizioni effettuate negli anni Trenta, quando vennero abbattuti numerosi edifici che la fiancheggiavano; tuttavia, nonostante l'ampiezza della strada fosse aumentata, l'odonimo «via di Tor Cucherna» rimase conservato nello stradario comunale. Dal 20.12.1988 anziché ripristinare l'originario toponimo «Covaz» anche in considerazione dei risultati non trascurabili di indagini storiche recenti, che hanno minato il fondamento dell'odonimo moderno «via di Tor Cucherna » sollevando fondati dubbi sull'autentica denominazione della non lontana torre, il Comune di Trieste ha ritenuto opportuna la semplice correzione da «via di Tor Cucherna» in «piazzetta Tor Cucherna»; questo dopo che la zona ha subito notevoli interventi di ristrutturazione edilizia con l'attuazione del piano di edilizia economica e popolare.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

TRAUNER (piazza)

Piazza Trauner: San Vito-Città Vecchia. Al termine di via Trauner. C.A.P. 34121. Denominazione settecentesca per questa piazzetta, detta anche «corte Trauner», il cui nome ricorda una antica famiglia triestina, estinta nel 1718 con Taddeo de Trauner (1676-1718). Così Tribel (1884) descrisse la piazzetta: «Questa località, una vera corte rinchiusa fra otto case, alcune di antichissima data, presenta tuttodì il tipo caratteristico dei campielli di Venezia; e bisogna vederla nei dì festivi, quando quelle maschie popolane, a gruppi e pose diverse, sono intente al giuoco della tombola là sulla via, per farsi un'idea forte, precisa del carattere e del costume domenicale del nostro popolo». Attualmente gli edifici che prospettano la piazzetta, compresa la nota casa della bifora quattrocentesca, sono in gran parte fatiscenti. Una vera da pozzo che si trovava in questa zona è attualmente conservata presso l'Orto Lapidario. Da ricordare che la corte Trauner era il cuore dell'antico ghetto degli ebrei (XVII secolo).
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

ULPIANO (foro)

Foro Ulpiano: Città Nuova-Barriera Nuova. Tra via Fabio Severo e via del Coroneo. C.A.P. 34133.
Con delibera Giunta Municipale d.d. 28.3.1919 questa piazza venne battezzata «foro Ulpiano»; tuttavia, già precedentemente lo spiazzo dietro la Caserma grande ebbe il nome di «piazza del Fieno» o «dei Foraggi» (non ufficiale), mentre invece tra il 1915 ed il 1918, quando già il nuovo Palazzo di Giustizia era in corso di costruzione, il piazzale venne battezzato «piazza Principe Eugenio», a ricordo del condottiero al servizio degli Asburgo Eugenio di Savoia (1663-1736). Domizio Ulpiano, giureconsulto romano assassinato nel 228, originario di Tiro, fu autore di importanti scritti giuridici poi utilizzati nella compilazione giustinianea, quali gli 81 libri ad edictum praetoris, i 51 libri ad Sabinum, i due libri responsorum, i dieci libri disputationum e altre opere. Al n. civ. 1 di foro Ulpiano si trova il Palazzo di Giustizia, i cui lavori di costruzione, su progetto dell'arch. E. Nordio, iniziarono nel 1913 e furono sospesi nel 1915 per lo scoppio del conflitto. I lavori, sempre diretti da E. Nordio, ripresero nel 1921 ma furono ancora sospesi nel 1923 per difficoltà economiche. Tra il 1927 ed il 1935, per cura dell'arch. U. Nordio, l'opera fu portata a termine. La facciata, ornata dell'iscrizione «SEDES IUSTITIAE URBIS LIBERTATE DECUS AN. MCMXXXIV XII A FASC. REST. /», è sovrastata
dalle statue dei giureconsulti romani Ulpiano, Papiniano e Triboniano (scul. F. Asco) e Salvio Giuliano, Gaio e Paolo (scul. M. Mascherini). All'interno dell'edificio, la ricostruzione e l'arredamento dell'aula della Corte d'Assise vennero effettuati nel 1960 per cura dell'arch. U. Nordio.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

UNITÀ D'ITALIA (piazza dell')

Piazza dell'Unità: San Vito-Città Vecchia. Davanti al Municipio di Trieste, prospiciente il mare. C.A.P. 34121. L'ottocentesca piazza Grande venne ribattezzata «piazza dell'Unità» con delibera Giunta Municipale d.d. 11.11.1918 n. IX-4715-18, a ricordo della compiuta unità d'Italia con l'annessione di Trieste e di Trento. Con delibera Giun. Mun. n. 103 d.d. 21.4.1955 la denominazione venne modificata in quella di «piazza dell'Unità d'Italia». Tra le trasformazioni edilizie avvenute nell'ultimo secolo sono da segnalare la costruzione del palazzo della Luogotenenza (attuale palazzo del Governo), eretto tra il 1899 ed il 1904 su progetto dell'arch. E. Artmann e la ristrutturazione totale (con conservazione dei muri perimetrali) di casa Stratti, che ospita al pianterreno il Caffè degli Specchi, eseguita negli anni Sessanta (1968-1969). Al 1933 risalgono i nuovi pili portabandiera posti in fronte al mare (scul. A. Selva), mentre al 1970 risale la ricostruzione (in sito diverso dall'originario) della settecentesca fontana dei Continenti, demolita nel 1938. Da segnalare ancora la scomparsa del giardino che occupava metà della piazza (tra via dell'Orologio e il mare) fino al 1920, la ristrutturazione e l'arredamento delle sale di rappresentanza e della foresteria del Palazzo del Governo (arch. U. Nordio e A. Cervi, 1962-1963), la scomparsa (1920) di due interessanti fanali bronzei di forma muliebre (soprannominati Tinza e Marianza) già posti all'ingresso del Municipio (fusi nel 1876). Da segnalare, infine, il restauro di palazzo Pitteri (1987, prog. arch. Celli e Tognon) e della fontana dei Continenti (1989, arch. G. Pavan, scul. N. Spagnoli).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

VALLE (piazza della)

Piazza della Valle: San Vito-Città Vecchia. Tra le vie Madonna del Mare e della Valle. C.A.P. 34124. Denominazione ottocentesca; la piazzetta venne così descritta da Generini nel 1884: «giace al capo superiore di via Madonna del mare, e venne così chiamata perché ad essa scendono come ad una valle i due tratti della via omonima. Andò formandosi come vedesi di presente, intorno il 1830 con la costruzione dell'edificio N. 1716 civ. 2, già proprietà di Giovanni Denicol, la cui facciata leggermente rientrante fu imitata dagli altri due stabili che la conterminano, conferendo in tal modo a questa piazzetta la forma arieggiante l'ovale. La fontana a pompa in fianco alla stessa, venne costruita nel 1853 » . L'elemento più caratteristico della piazzetta è la sua pianta ovale, dovuta alle facciate angolari dei palazzi che la prospettano, singolari per la forma concava. Al n. civ. 2 si trova un palazzo, modello per gli altri due vicini, eretto nel 1835 su progetto dell'arch. G. Degasperi; l'edificio al n. civ. 3 venne costruito dall'arch. F. Bruyn su progetto del 1834, la casa al n. civ. 1 risale invece al 1853 (prog. arch. Giov. Berlam).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

VALMAURA (piazzale di)

Piazzale di Valmaura: Valmaura-Borgo San Sergio/Servola-Chiarbola. Alla confluenza delle vie dell'Istria, Fianona, Flavia e Valmaura. C.A.P. 34148.
Con Delibera del Podestà n. 6 d.d. 10.1.1942 a questo piazzale venne inizialmente dato il nome di Nicolò Giani «medaglia d'oro, mistico del Fascismo, caduto nella campagna di Grecia». Nato a Muggia il 20 giugno 1909, dopo la laurea visse a Milano, ove fondò la rivista Dottrina Fascista e promosse la costituzione del Centro di Studi Internazionali. Diresse pure la rivista Mistica Fascista e fu professore di storia e di dottrina fascista alla Facoltà di Scienze politiche dell'Università. di Pavia. Volontario nel secondo conflitto mondiale, cadde sul fronte greco il 14 marzo 1941 e alla sua memoria fu conferita la medaglia d'oro al valor militare con la motivazione: «Volontariamente, come aveva fatto altre volte, assumeva il comando di una pattuglia arditi alla quale era stato affidato il compimento di una rischiosa impresa. Affrontato da forze superiori con grande ardimento le assaltava a bombe a mano facendo prigioniero un ufficiale. Accerchiato, disponeva con calma e superba decisione gli uomini alla resistenza. Rimasto privo di munizioni si lanciava alla testa dei pochi superstiti alla baionetta per svincolarsi. Mentre in piedi lanciava l'ultima bomba a mano e incitava gli arditi al grido di "Avanti Bolzano, Evviva l'Italia" veniva mortalmente ferito. Magnifico esempio di dedizione al dovere, di altissimo valore e di amor patrio. Punta Nord Mali Scindeli, fronte greco, 14 marzo 1941. Con Delibera Presidenziale n. 407 d.d. 6.7.1946 venne soppressa la denominazione di «piazzale N. Giani» che fu sostituita con quella di «piazzale Valmaura». Valmaura è toponimo attestato fin dal XIV secolo (cfr. a. 1395: canfanestris sive Valmauri); l'etimo è incerto. Secondo Ravasini (1929), «potrebbe derivare da maura, per sciabica, quel volatile che trovasi nelle valli, e detto comunemente maura, per il piumaggio suo di color nero.. Più prudenti gli studiosi moderni; Doria (1960) ipotizza una derivazione di Valmaura da Valmajora, con caduta della j-. Al n. civ. 7 di piazzale Valmaura si trova la chiesa parrocchiale della Beata Vergine Addolorata, costruita tra il 1947 ed il 1948 (consacr. 9.3.1948); la parrocchia venne eretta canonicamente il 17.4.1955 (ric. civilm. 15.12.1955). Ai nn. civ. 8-9 si trova il Centro I.R.I. per la Formazione e l'Addestramento Professionale (C.I.F.A.P.), in edificio costruito negli anni 1961-1963 su progetto dell'arch. U. Nordio. Da ricordare ai nn. 5-6 gli ingressi dello stadio comunale (P. Grezar» (altro ingresso al n. civ. 2 di via dei Macelli).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

VECCHIA (piazza)

Piazza Vecchia: San Vito-Città Vecchia. Fra le vie dei Rettori, del Ponte e del Rosario. C.A.P. 34121.
Denominazione entrata nell'odonomastica ufficiale nel Settecento, che riprende però un toponimo noto, con riferimento a questa zona, fin dal Trecento: cfr. Platea vecchia (Cavalli) e «in platea veteri sive pucidelli», e ciò in contrapposizione alla piazza nuova, creata dietro il palazzo del Comune, cioè verso il mare (la futura piazza Grande): «in platea nova post palacium comunis» (Statuti di Trieste, 1350). Al n. civ. 2 si trova l'edificio che ospitò la scuola elementare «F. Venezian» e ora è sede principale della Biblioteca Statale del Popolo (eretto nel 1884), mentre al n. civ. 7 è la chiesa della B.V. del Rosario. L'edificio al n. civ. 4 è attualmente in corso di ristrutturazione.
Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

VENEZIA (piazza)

Piazza Venezia: San Vito-Città Vecchia. Tra le vie L. Cadorna, del Lazzaretto Vecchio e riva T. Gulli. C.A.P. 34123.
Già piazza Giuseppina (e prima ancora, nel XVIII secolo, «piazza Ganza» dal nome del proprietario di un edificio che lì esisteva), venne ribattezzata «piazza Venezia», a ricordo della città adriatica, storicamente ed economicamente rivale, con delibera Giunta Municipale d.d. 28.3.1919 n. IX-1315-19.

Al centro della piazza, si trova il monumento a Ferdinando Massimiliano d'Asburgo (eretto nel 1875, scul. J. Schilling). Al n. civ. 1 si trova l'ottocentesco palazzo Scuglievich, al cui pianterreno (ingresso) si nota una lapide con l'iscrizione bilingue (italiano e serbo): « LASCITO / DI CRISTOFORO SCUGLIEVICH / NOSTRO GRANDE BENEFATTORE / NATO IL 22-IX-1843 A MOSTAR / MORTO IL 9-1-1909 A TRIESTE / COMUNITÀ RELIGIOSA / SERBO-ORTODOSSA / A TRIESTE 1953 /».

Al n. civ. 2 si trova, dal 1900, la farmacia già Mizzan, in edificio eretto nella prima metà dell'Ottocento dall'arch. V. Valle (1834). Reca il n. civ. 5 palazzo Revoltella, già dimora ottocentesca dell'imprenditore P. Revoltella (costr. 1852-1858 arch. F. Hitzig), sede dal 1870 del Civico Museo Revoltella (ingr. via A. Diaz, 27); l'ala nuova (ingr. via L. Cadora 23) venne ricavata dalla ristrutturazione di palazzo Brunner (conclusa nel 1985) su progetto dell'arch. C. Scarpa (1965) al quale si deve pure il progetto (1975), non ancora in fase esecutiva, per la sopraelevazione del palazzo. Ai nn. civ. 6-7 di piazza Venezia, infine, si trovano le case Hierschel erette nel 1826 su progetto dell'arch. V. Valle.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

XXV APRILE (piazza)

Piazza XXV Aprile: Valmaura-Borgo San Sergio. A sinistra di via E. Curiel. C.A.P. 34148.

Denominazione apposta con Delibera del Consiglio Comunale d.d. 14.7.1967 n. 602, su proposta di E. Miani, perché: «considerato che il 25 aprile rappresenta, in un tempo, la data della Liberazione, il ritorno degli istituti democratici e l'inizio della ricostruzione del nostro Paese, s'intende tener vivo il ricordo degli alti valori morali che furono all'origine della Resistenza e rendere il dovuto omaggio a coloro che, ispirati da questi ideali, lottarono, sino al sacrificio della propria vita, per liberare la Patria dalla dittatura fascista e dall'oppressione nazista». Può essere interessante ricordare qui la motivazione con la quale nel 1956 la Società di Minerva si oppose alla medesima denominazione proposta dal Comune di Muggia per una strada aperta in seguito alla copertura del torrente Fugnan: «la denominazione di viale XXV Aprile per tutte le terre al di qua dell'Isonzo ha un valore puramente astratto; invero i fatti d'armi cronologicamente qui se ne ebbero più tardi; l'insurrezione nazionale iniziata al 30 aprile fu bloccata da truppe non italiane che rivendicavano queste terre; da quell'aprile comincia la perdita di tutta la penisola istriana». In piazza XXV aprile (n. civ. 13) si trova la chiesa di San Sergio Martire; un primo edificio di culto in borgo San Sergio venne aperto in uno scantinato nel luglio 1962; l'attuale chiesa venne costruita negli anni 1966-1967 e l'edificio fu consacrato il 25 giugno 1967. La parrocchia venne eretta canonicamente il 22.12.1959 ed iniziò l ' attività autonoma 1'1.1.1965.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

VERDI Giuseppe (piazza)

Piazza Giuseppe Verdi: San Vito-Città Vecchia. Tra via del Teatro e via L. Einaudi, davanti al Teatro Comunale G. Verdi. C.A.P. 34121.
Già piazza del Teatro, questa piazza ebbe nuova denominazione con delibera Del. Mun. d.d. 27.1.1901, quando si dispose che «fra altre onoranze da tributarsi in morte di Giuseppe Verdi, è adottato di dare alla Piazza del Teatro il nome di Piazza Giuseppe Verdi». Da ricordare che tra il 1915 ed il 1918 fu ripristinata l'originaria denominazione di «piazza del Teatro». Di Giuseppe Verdi, nato a Roncole presso Busseto nel 1813 e morto a Milano nel 1901, celebre compositore italiano, si ricordano sinteticamente le opere teatrali Nabucco (1842), Ernani (1844), Macbeth (1846), Luisa Miller (1849), Rigoletto (1851), Il Trovatore (1853), La Traviata (1853), Un ballo in maschera (1859), La forza del destino (1862), Aida (1871), Otello (1887), Falstaff (1893), oltre alla molta musica da camera, sacra e per orchestra e voci. Quanto ai rapporti tra Verdi e Trieste, intensi per tutta la seconda metà dell'Ottocento, basterà qui ricordare che in questa città avvenne nel 1851 la prima rappresentazione assoluta di Stiffelio, nella cui occasione Verdi scrisse, presso 1'H6tel de la Ville, la sinfonia introduttiva. Al n. civ. 1 di piazza G. Verdi si trova il Teatro Comunale «G. Verdi», già Nuovo e poi Grande, inaugurato nel 1801 (prog. arch. G. Selva, facciata arch. M. Pertsch, direttore dei lavori dopo il 1800 C. Steinlein). Nello stesso edificio trovò sede, fin dai primi anni dalla sua costituzione, il Civico Museo Teatrale «Carlo Schmidl», attualmente in attesa di definitiva destinazione.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

VICO Giambattista (piazza)

Piazza Giambattista Vico: Barriera Vecchia/San Vito-Città Vecchia. Tra le vie S. Giacomo in monte, D. Bramante e del Bosco. C.A.P. 34131.

Denominazione assegnata in onore del filosofo Giambattista Vico (Napoli 1668 - 1744), in conseguenza alla sistemazione urbanistica della zona nel 1903. G. Vico approfondì le problematiche filosofiche in chiave antirazionalistica e anticartesiana; le sua opera principali sono: la Scienza nuova (1739-1730) e il Liber metaphysicus (1710).

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989.

 

 

 

 

 

VINCI Leonardo da (piazza)

Piazza Leonardo da Vinci: Cologna-Scorcola. A fianco di via L. Galvani. C.A.P. 34133.
Il nome venne assegnato alla piazza nel 1903, dopo i lavori eseguiti nel triennio 1900-1902 per la sistemazione delle proprietà già Spinger.

Leonardo da Vinci nacque ad Anchiano, frazione di Vinci (Firenze) nel 1452 e morì nel castello di Cloux (Amboise) in Francia nel 1519. Celebre pittore, scultore e architetto nonché ingegnere e scrittore, fu iscritto dal 1472 alla compagnia dei pittori fiorentini. Attivo come pittore per tre decenni, eseguì tra l'altro l'Adorazione dei Magi (1482, Uffizi, Firenze) e la Gioconda (1503, Louvre, Parigi). Come ingegnere fu più volte chiamato a dare consulenze per opere architettoniche e idrauliche. Fu autore di numerosi studi e disegni relativi all'anatomia, all'idraulica, alla meccanica, all'architettura ecc.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.
 

 

 

 

 

 

VITTORIO VENETO (piazza)

Piazza Vittorio Veneto: Città Nuova-Barriera Nuova. Lungo via Roma, tra le vie G. Galatti e Milano. C.A.P. 34132.

Già piazza della Dogana, mutò denominazione nel 1894 quando, compiuto il nuovo palazzo delle Poste, si stabilì di battezzarla «piazza delle Poste» (delibera Del. Mun. d.d. 2.3.1894). Con delibera Giunta Municipale d.d. 28.3.1919 n. IX-31/5-19 la piazza delle Poste divenne «piazza Vittorio Veneto », a ricordo della battaglia combattuta tra il 24 ottobre e il 3 novembre 1918 che portò alla sconfitta dell'esercito austroungarico. Al n. civ. 1 di piazza Vittorio Veneto si trova il palazzo delle Poste e Telecomunicazioni, costruito tra il 1890 ed il 1893 su progetto dell'architetto viennese F. Setz, ove prima sorgeva l'edificio della Dogana. Di fronte, al n. civ. 3, si nota il palazzo della Direzione compartimentale delle Ferrovie dello Stato, costruito tra il 1894 ed il 1895 su progetto dell'arch. R. Sagors. Al centro della piazza si trovava originariamente un fontanone ottocentesco, trasportato alla fine del secolo presso il varco di Trebiciano e lì inaugurato, dopo gli opportuni adattamenti, il 29 giugno 1897 come vedetta Alice (della Società Alpina delle Giulie, distrutta durante il primo conflitto mondiale). Rimasta libera la piazza, vi venne costruita nel 1898 in tutta fretta la fontana dei Tritoni (arch. F. Schrantz) onde evitare che fosse occupata da una statua dell'imperatore Francesco Giuseppe I (poi collocata all'interno del palazzo delle Poste). 

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.

 

 

 

 

 

 

 

VOLONTARI GIULIANI (piazza dei)

Piazza dei Volontari Giuliani: Cologna-Scorcola. Tra le vie P. Kandler, Giulia e viale XX settembre. C.A.P. 34126.
Battezzata inizialmente «piazza Giacomo Venezian» (dal nome del grande giurista, civilista in particolare, di origine triestina) con Delibera del Podestà n. 1493 d.d. 12.10.1935, questa piazza venne ribattezzata «piazza Volontari Giuliani» con Delibera del Podestà n. 1108 d.d. 14.9.1940, a ricordo di quanti, triestini e istriani, si arruolarono volontari nell'Esercito italiano nel primo e nel secondo conflitto mondiale. Al n. civ. 8 di piazza Volontari Giuliani si trova un'ampia villa (già Loser, poi Beltrame) eretta nel 1903 su progetto degli ingegneri G. Gallacchi e M. Sonz. Da segnalare ancora al n. civ. 2 un edificio eretto negli anni 1906-1907 su progetto dell'ing. G. Gallina.

Bibliografia: A. Trampus, Vie e Piazze di Trieste Moderna, Trieste, 1989; S. Rutteri, Trieste, Storia ed Arte tra Vie e Piazze. Trieste 1981.