TRIESTE E LA SUA STORIA


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Trieste di ieri e di oggi

 

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La Preistoria nel territorio di Trieste

 

 

 

 

 

Con "Preistoria", termine coniato negli anni trenta dell'Ottocento da Paul Tournal, fondatore della Commission Archeologique e del museo di Narbonne, si intende convenzionalmente quel grande periodo che, dalla prima comparsa dell'uomo sulla Terra, precede la storia documentata. Un intervallo temporale, secondo una visione abbastanza condivisa, che va da circa due milioni e mezzo di anni fa sino al 4.000 a.C. circa, periodo in cui avvenne l'invenzione della scrittura. 
Le prime testimonianze giunte a noi, intese quali manufatti e graffiti, sono state datate all'incirca intorno al 30.000 a.C. (secondo altre fonti la datazione dei reperti deve essere anticipata di molto).

Tradizionalmente, alla preistoria  viene ascritta l'età della pietra, ovvero quella fase dell'evoluzione umana non riferibile tanto ad un periodo temporale specifico, quanto evolutivo, in cui si iniziarono a costruire e usare utensili ricavati da legno, pietre, corno, ossa, conchiglie, mentre alla successiva protostoria è attribuita la nascita della lavorazione dei metalli, da cui prendono il nome le successive età del bronzo e del ferro.
L'età della pietra, in funzione delle tecniche di lavorazione dei materiali e all'uso degli utensili, viene suddivisa in tre periodi: Paleolitico, Mesolitico e Neolitico.

Il Paleolitico si estende all'incirca da 2.500.000 di anni fa fino al 10.000 a.C.; il Mesolitico dal 10.000 al 6.000 a.C.; il Neolitico dal 6.000 al 4.000 a.C. Il termine Paleolitico (dal greco παλαιός palaios, "antico", e λίθος lithos, "pietra", ossia età "della pietra antica"), venne coniato dallo studioso John Lubbock nel 1865. Durante il Paleolitico avvennero una serie di glaciazioni, che prendono i nomi dai loro scopritori: glaciazione di Günz, glaciazione di Mindel, glaciazione di Riss e glaciazione di Würm. Durante queste epoche, i ghiacci si erano estesi su gran parte dell'Europa settentrionale e centrale, fin quasi sulle coste del Mediterraneo, provocando l'abbassamento del livello del mare di oltre 100 metri. Alla fine dell'ultima glaciazione, (da 15.000 a 10.000 anni fa), con il conseguente aumento delle temperature, i ghiacciai ripresero a sciogliersi alzando il livello dei mari. Successivamente all'ultima glaciazione, di Würm, si diffonde in Europa l'odierno Homo sapiens sapiens. Gruppi umani, prevalentemente nomadi o a permanenza periodica, con un'economia di raccolta, caccia e successivamente di pesca, le cui abitazioni erano inizialmente ripari naturali (anfratti e grotte), poi capanne costruite con arbusti e pelli di animali, si diffondono nel bacino mediterraneo.

Nell’Europa occidentale pascolavano grandi branchi di renne, in quella orientale mammut e cavalli selvatici. Le condizioni climatiche e ambientali dell’Italia erano parecchio diverse da quelle attuali: grandi distese di boschi rendevano il clima fresco e umido, i ghiacciai alpini erano molto più estesi e la nostra regione era ricoperta da una fitta vegetazione alpina. Le terre emerse collegavano l’Italia alla penisola balcanica, quasi fino all’altezza della Puglia. 
Durante l'età paleolitica, l'uomo inizia ad utilizzare utensili in pietra - sono di questo periodo le pitture rupestri ritrovate in grotte, soprattutto nella Francia centrale e nella Spagna settentrionale, realizza sculture sbozzate in piccole pietre, rappresentazioni del mondo visibile, forme create con l'intento di riprodurre la realtà in cui esso viveva o per lasciare traccia della sua esistenza.

Durante il Mesolitico compaiono progressivamente forme artistiche di maggior rilievo, come disegni o incisioni di animali (bisonti, cavalli), in cui viene impiegato il rosso, il nero, il marrone, reperti delle grotte di Lascaux in Francia e delle grotte di Altamira in Spagna.

Nel periodo detto Neolitico fa la sua comparsa la ceramica, localizzata prima nel Mediterraneo orientale, per poi svilupparsi verso l'Africa settentrionale, la Grecia, l'Italia, la penisola balcanica, la Francia meridionale e la Spagna.

 

Gli studi pre-protostorici del territorio triestino si devono a Carlo de Marchesetti (Trieste, 1850-1926), direttore del Civico Museo di Storia Naturale di Trieste dal 1876 al 1921. Il Marchesetti nel 1883 avviò importanti ricerche di archeologia preistorica e protostorica, che indagarono sui castellieri dell’età del bronzo e del ferro e le necropoli del I millennio a.C. I materiali raccolti vennero depositati al Museo di Storia Naturale, e dal 1925 riordinati nella nuova sede del Museo di Storia ed Arte, presso l’Orto Lapidario in via della Cattedrale 15.L’allestimento attuale delle Sale della preistoria e protostoria è avvenuto in seguito alla Mostra del 1983 sulla Preistoria del Caput Adriae.Nel più recente progetto ALTOADRIATICO sono stati censiti 280 siti archeologici nel territorio italiano e 50 nel territorio sloveno, dall’età dei castellieri alla tarda antichità, esclusi gli insediamenti preistorici in grotta. I castellieri del Carso triestino sono distribuiti soprattutto sulle alture della catena costiera affacciata sul golfo di Trieste e di quella più orientale. Pochi insediamenti sono situati nell’area sub-pianeggiante compresa tra le due fasce parallele di rilievi. Allo stato attuale, per scarsezza di dati di scavo non è possibile proporre un quadro attendibile di quello che è stato lo sviluppo insediamentale dei castellieri durante la loro esistenza. I siti distribuiti lungo il margine dell’altopiano carsico, ad alcune centinaia di metri di altezza, erano collegati da percorsi tuttora esistenti che portano al mare. Gli unici approdi costieri venuti alla luce sono quello di Stramare di Muggia e nei pressi delle risorgive del Timavo.Il sito di Stramare si trova a nord della parte terminale della valle del Rio Ospo, nel punto più interno e protetto della baia di Muggia, dove nell’immediato entroterra è documentata la presenza di una decina di castellieri posti per lo più in posizione dominante sulle alture, dove sono stati rinvenuti vari reperti.Un raschiatoio di selce e una piccola lama d’ascia in pietra levigata, provenienti dagli scavi condotti negli anni Sessanta, sono attribuibili alla tarda preistoria e alla protostoria, un altro gruppo di reperti, più consistente, è invece riferibile all’età del Ferro. Fra le scodelle a orlo rientrante è da menzionare un frammento di orlo con solcatura orizzontale lungo il margine che trova analogie con materiali rinvenuti nei castellieri di Monrupino e Cattinara, attribuibili al VII-V sec. a.C., ovvero all'età del Ferro, documentata anche a Rupinpiccolo, Sales e Duino.

Altri reperti da segnalare, benché privi di chiare indicazioni di provenienza, sono un frammento di concotto probabilmente appartenente ad un forno, conservato in Soprintendenza; un frammento di intonaco decorato con motivi angolari, esposto al Civico Museo di Muggia; uno spillone a globetti in bronzo, genericamente inquadrabile nel VII secolo a.C. I materiali elencati fin qui sono gli unici che si possono riferire con sicurezza alla protostoria e sono quindi del tutto insufficienti per delineare un quadro attendibile e completo delle dinamiche di occupazione del promontorio di Stramare in questa fase. L’entroterra delle foci del Timavo è ricco di testimonianze archeologiche riferibili alla protostoria. Di questa zona del Carso si dispone di scarsi dati per l’assenza di indagini e per i danni causati dal primo conflitto mondiale. In età antica l’area delle foci del Timavo e dell’antistante piana del Lisert doveva essere in gran parte occupata dal mare, come le fonti antiche e i recenti studi dimostrano. Nel 1969, sono state intraprese delle ricerche subacquee da parte della Soprintendenza che hanno condotto alla scoperta di materiali attribuibili sia alla protostoria, sia al periodo romano. Fra i frammenti più antichi è da segnalare un unico orlo a corona con presa verticale sulla gola, attribuibile attribuibile all'età del Bronzo medio-recente. Altri frammenti sono pertinenti a orli di scodelle. Fra queste un frammento di teglia con vasca troncoconica e una serie di frammenti relativi a una scodella con cordoni lisci applicati. È interessante notare una certa standardizzazione delle forme e delle dimensioni, con fondi ascrivibili a tre differenti categorie: quelli compresi fra gli 8/8.5 cm, quelli fra i 9.5/10 e quelli fra gli 11/12 cm.  Allo stato attuale, i reperti rinvenuti nel Terzo Ramo del Timavo e a Stramare di Muggia sono le uniche testimonianze indirette di approdi protostorici nel golfo di Trieste: non sono infatti mai state individuate tracce di strutture o sistemazioni di sponda. La posizione dei due siti sopraccitati, in due tratti di costa bassa e protetta e in prossimità, in entrambi i casi, di acqua dolce, non sembra casuale. I dati archeologici a disposizione però sono purtroppo scarsi e confusi.  Solo l’avvio di nuove indagini stratigrafiche potrebbe consentire di sciogliere i numerosi nodi irrisolti relativi ai siti di Stramare e del Terzo Ramo del Timavo e più in generale alla protostoria del territorio triestino, in particolare per quanto riguarda le fasi più tarde prossime alla romanizzazione (Ambra Betic, Federico Bernardini, Emanuela Montagnari Kokelj).  Nel corso di una serie di campagne di scavo e di ricognizione nell’Isontino e in Istria, intraprese dal Marchesetti tra il 1883 e il 1892,  vennero rinvenuti significativi reperti, ora conservati nei civici musei triestini. Le sue scoperte vennero pubblicate nel "Bollettino della società Adriatica di Scienze naturali". Sebbene i resti dei villaggi  e delle necropoli annesse a queste fortificazioni siano quasi totalmente scomparsi, nei più antichi sono state ritrovate ceramiche e utensili in pietra levigata, ossa di cervo; tra i rari oggetti metallici delle fibule di tipo la Certosa, risalenti al VI-V secolo a.C., scoperte nei castellieri di Trieste e del Carso. La ceramica è caratterizzata da un'impasto nero opaco, con varie tipologie di anse, base decorata a solchi circolari concentrici disposti attorno ad una rientranza concoidale. I manufatti di selce sono perlopiù martelli e accette di pietra verde, pietre da fionda, qualche macina.

Al Civico Museo di Storia ed Arte è possibile visitare:

Sala della Preistoria

Sala dell’età del Ferro

Necropoli di Santa Lucia di Tolmino / Most na Soči

Sala dell’età del bronzo:
  
I Castellieri

Sala della seconda età del Ferro

 


 

 

 

 

Bibliografia di approfondimento:

 

Battaglia R., I castellieri della Venezia Giulia, In: Le meraviglie del passato. A. Mondadori, 1958;

Andreolotti S., Duda S., Faraone E., I Castellieri della Regione Giulia nell’opera di Raffaello Battaglia, Atti e Memorie della Commissione Grotte “Eugenio Boegan”, Trieste 1968;

 

Bandelli G., La questione dei castellieri. Atti del Centro Ricerche Storiche di Rovigno, Trieste 1977;

Lonza B., Appunti sui castellieri dell’Istria e della provincia di Trieste. Società per la Preistoria e la Protostoria della regione Friuli- Venezia Giulia. Quaderno. Ed. Italo Svevo, 1977;

 

Moretti M., Complessi dai castellieri di Nivize e Monte Grisa In: I castellieri di Nivize, Monte Grisa e Ponte S. Quirino. Atti dei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste. Monografie di Preistoria, 1978;

 

Moretti M., Note sulla tipologia delle anse nella ceramica dei castellieri del Carso triestino
In: Atti del Convegno “Le età del Bronzo e del Ferro nell’Isontino” (Gorizia, giugno 1977). Provincia di Gorizia 1979;

 

Stacul G., Stato delle ricerche sui castellieri del Carso triestino. In: Atti del Convegno “Le età del Bronzo e del Ferro nell’Isontino” (Gorizia, giugno 1977). Provincia di Gorizia, 1979;

Moretti M., Sulla storia della ricerca archeologica nei castellieri del Carso triestino. Quaderni Giuliani di Storia, Trieste 1980;

 

Marchesetti (de) C., I Castellieri preistorici di Trieste e della regione Giulia. 1903, Atti del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste - ristampa: Quaderno n. 3 della Società per la Preistoria e Protostoria della regione Friuli-Venezia Giulia. Ed. Italo Svevo, Trieste, 1981;

 

Cardarelli A., Castellieri nel Carso e nell’Istria: cronologia degli insediamenti fra media età del bronzo e prima età del ferro In: Preistoria del Caput Adriae, Catalogo della Mostra (Trieste, 1983). Istituto per l’Enciclopedia del Friuli Venezia Giulia, Udine 1983;

 

Maselli Scotti F., Le strutture dei castellieri di Monrupino e Rupinpiccolo (Trieste) In: Preistoria del Caput Adriae, Catalogo della Mostra (Trieste, 1983). Istituto per l’Enciclopedia del Friuli Venezia Giulia, Udine 1983;

 

Maselli Scotti F., Primi risultati sullo scavo di Cattinara ed i castellieri triestini nell’età del ferro In: Atti del Convegno “Preistoria del Friuli-Venezia Giulia” (Trieste, aprile 1981). Atti della Società per la Preistoria e la Protostoria del Friuli Venezia Giulia, Pisa 1983;

 

Moret A., I mitici popoli delle palafitte, dei tumuli e dei castellieri. Lit. Designgraf, Udine 1988;

Flego S., Rupel L., I Castellieri della provincia di Trieste. Editoriale Stampa Triestina, Trieste 1993;

 

Maselli Scotti F.,  I castellieri giuliani tra protostoria e romanizzazione In: Cuscito G. (a cura di): I Celti nell’alto Adriatico, Atti delle tre giornate internazionali di studio (Trieste, aprile 2001). Antichità Alto-adriatiche, Trieste 2001;

 

Bernardini F., Il castelliere di Monte Grisa di Contovello nei taccuini di Carlo Marchesetti In: Bandelli G., Montagnari Kokelj E. (a cura di): Carlo Marchesetti e i Castellieri 1903-2003. Atti del Convegno internazionale di studi (Castello di Duino, Trieste, novembre 2003). Editreg, Trieste 2005;

 

Bernardini F., Studio archeometrico delle macine in roccia vulcanica rinvenute nei castellieri del Carso e dell’Istria In: Bandelli G., Montagnari Kokelj E. (a cura di): Carlo Marchesetti e i Castellieri 1903-2003. Atti del Convegno internazionale di studi (Castello di Duino, Trieste, novembre 2003). Editreg, Trieste 2005;

 

Crismani A., Gli scavi di Carlo Marchesetti al castelliere di Cattinara: i materiali protostorici In: Bandelli G., Montagnari Kokelj E. (a cura di): Carlo Marchesetti e i Castellieri 1903-2003. Atti del Convegno internazionale di studi (Castello di Duino, Trieste, novembre 2003). Editreg, Trieste 2005;

 

Betic A., Bernardini F., Montagnari Kokelj E., I castellieri di Trieste tra Carso e mare In: Auriemma R., Karinja S. (a cura di): Terre di Mare. L’archeologia dei paesaggi costieri e le variazioni climatiche, Atti del Convegno Internazionale di Studi (Trieste, novembre 2007). Università degli Studi di Trieste, Pomorski muzej Piran, Trieste 2008